Non può essere vero caro Alberto Gilardino: lontano dal calcio giocato, dalla porta avversaria, dal tabellino dei marcatori tuo luogo abituale. 

Abbiamo sempre adorato il tuo modo di segnare: in tutti i modi, con tutti i sapori del mondo, potente e preciso, acrobatico o di testa, di rapina o di pura furbizia. Siamo cresciuti con la tua maglietta, nel classico campetto dell’oratorio, lavata al volo ed il giorno dopo indossata nuovamente: come fosse una seconda pelle. Al mare in estate per esaltare la nostra fiorentinità, nell’ora di educazione fisica per far invidia al professore “gobbo”, e non per qualche malformazione alla schiena s’intende. 

Abbiamo suonato il violino nei nostri goal da giocatore di provincia, nei campi sabbiosi o spelacchiati, con il numero 11 sulle spalle ovviamente. 

Era l’esultanza giusta: un violino talmente elegante che con la sua melodia ci trasportava in un campo da professionista come Anfield… E Dio solo sa quanto abbiamo goduto dopo quel tuo goal sotto la Fiesole in terra inglese. Ed il tuo primo? Proprio contro di loro: la Juventus alla prima giornata per far capire subito a noi come il viola faceva già parte di te. 

“Luce spenta” una definizione per noi tutti molto dolorosa ma poi l’hai riaccesa tornando a Gennaio 2015 con 4 goal in 14 partite. 

Mai prezioso come quello a Bari che ti portò a 200 complessivi tra i professionisti o quello nel Mondiale 2006 anche se in quel periodo vestivi la maglia del Milan. 

Arrivato a Firenze per rilanciarti, hai finito per rilanciare tutta una città. La Champions e le notti con la musichetta. Guarda caso con il violino… 52 goal in viola sono bastati per entrare nella nostra storia, nei nostri cuori, nelle nostre menti: chi lotta con il viola viene sempre ricordato. L’umiltà lavoratrice del numero 11, la fame di un numero 9, il cuore di un numero 4, la media goal da vero numero 1. 

Grazie Alberto, violinista solista con la melodia più soave che io abbia mai udito nei miei sogni e campi di provincia. 

Firenze e tutti noi, per quello che possa contare: ti vogliamo un bene sconfinato.

Gabriele Caldieron

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