Dopo 80 minuti di partita, quando Sensi ha realizzato il terzo gol per i neroverdi, ci è sorto un dubbio. Il primo dei tanti. Visto come stava giocando la Fiorentina (in realtà non stava giocando affatto), acclarata la totale improvvisazione degli undici in campo, visto che anche la curva non ne poteva più (nel senso che, dopo i Della Valle, contestava anche la squadra), sarebbe stato forse meglio perdere? Ovviamente nell’ottica di uno scossone, leggi cambio in panchina. Oppure, da buoni tifosi praticanti, dovevamo comunque sperare in un pareggio? Ah saperlo, saperlo, diceva qualcuno… Di certo, al gol di Mirallas al 97′ abbiamo avuto un sussulto, allo stesso tempo ci ha preso un senso d’inutilità: l’ennesimo pareggio, l’ennesima prova incolore, 10 minuti nei quali si è palesato un po’ d’orgoglio ma per il resto… con il quale, o senza il quale, resta tutto tale e quale. La conferma l’abbiamo avuta in sala stampa quando, il buon Pioli, ci ha propinato per l’ennesima volta la solfa del bicchiere mezzo pieno, della volontà, della prestazione, stavolta corroborata da tre gol all’attivo, insomma… bla, bla, bla. Sottacendo il secondo dubbio: ma la squadra crede ancora in Stefano Pioli? Andiamo in profondità: Milenkovic schierato terzino (col risultato di fargli dimenticare come si gioca da centrale), Veretout regista (o vertice basso che dir si voglia), Simeone abbandonato a se stesso, Mirallas riserva di un Thereau qualsiasi, panchinari di valore come Hancko, Laurini e Ceccherini (forse anche Norgaard, chi può dirlo?) dimenticati e spolverati solo alla bisogna… E potremmo andare avanti. Questi signori hanno ancora voglia di “mettere in difficoltà” l’allenatore? Senza sottovalutare il rischio infortuni, vedi Chiesa e Pezzella, titolari costretti a giocarle tutte, stante l’immobilismo tattico e umano di Pioli. Ecco, alla luce di tutto questo, siamo sicuri che i calciatori ci credano ancora? Lo ripetiamo a costo di diventare noiosi: la Fiorentina di oggi non si diverte, non prova gusto nello scendere in campo. Oggi, durante quei famigerati 80 minuti, è arrivata la cassazione: i calciatori viola non ci credono più. Magari non credono in nessuno: Corvino, Cognigni, Della Valle, chi più ne ha… Ma da oggi, crediamo, neppure in Stefano Pioli. E questo nonostante il campionato ci stia aspettando: Roma, Milan, Torino, Sassuolo, Lazio, Sampdoria… Atalanta a parte, tutti giocano alla meno. Tutti, Fiorentina compresa, possono ancora ambire ad un posto in Europa League.

C’è ancora una speranza: il pareggio di Mirallas al 97′ può essere una svolta, a volte il calcio vive su queste strambate psicologiche, quasi violente. Chissà che, all’improvviso, Pioli capisca che questa squadra non è fatta per il 4-3-3, che ci vogliono 4 centrocampisti per riempire il campo, che Simeone ha bisogno di un’altra punta… Che dire? Auguriamocelo. L’Empoli, il sorprendente Empoli di Beppe Iachini (3 vittorie su 4, tanto per dire che a volte cambiare l’allenatore funziona) appare come l’ultima spiaggia. Per Pioli, per qualche protagonista che sta camminando, infastidito da una piazza che (a loro pensare) non ha il blasone necessario. Per non fare nomi, ma solo cognomi, Pjaca e Gerson. Gentili prestiti, mezzi giocatori, uomini di dubbia professionalità… potete accomodarvi all’uscita. A Firenze nessuno sentirà la vostra mancanza.

Detto questo, enumerate le residue speranze ed i sommi colpevoli, una cosa è certa: così non si può andare avanti. Pioli deve cambiare molte cose, oppure deve cambiare se stesso. Nel senso delle idee, delle intenzioni, del messaggio che da alla squadra. Se non per il risultato sportivo, per il rispetto che deve a questa piazza. Alternative? Non molte. Guidolin sarebbe il top, ma non verrà mai. Ranieri e Prandelli sono accasati, non resta che Donadoni. A detta di molti un altro “NormalOne”. Quindi Pioli, se c’è e ci vuol rimanere, batta un colpo. Tra due settimane potrebbe essere troppo tardi.