Questa mattina sulle pagine de La Nazione troviamo un articolo sul nuovo corso di Astori Capitano. Ecco cosa vi è riportato:

“Dal bunker di Sousa al tentativo di costruire una Fiorentinameno conflittuale e incapace di fidarsi di se stessa all’interno delle proprie mura, se è vero che il tecnico portoghese impediva a tutti – compresi i dirigenti – di avvicinarsi senza permesso al sacrissimo gruppo dei calciatori. Un inespugnabile fortilizio all’interno del centro sportivo: qui non si entra, parola d’ordine? E dietro i bastioni il trio Gonzalo-Borja-Kalinic era il totem della giurisprudenza, il nucleo centrale del sousismo, la fonte di ogni energia. La fedeltà per Paulo era un tatuaggio mentale: una volta accordata, era per sempre.

Breve premessa per interpretare la scelta annunciata da Pioli(Astori capitano, poi ne parliamo) e probabilmente anche il senso di qualche partenza estiva: via Sousa – inespugnabile e spesso intraducibile nei comportamenti come certe formazioni – e i giocatori più legati a lui. Reset. Vernice fresca all’interno di uno spogliatoio in cui l’energia era stata nucleare nei momenti felici, per ridursi poi a un getto d’acqua fredda quando era subentrato lo sfinimento mentale. E allora via Gonzalo, Borja, probabilmente Kalinic, i rappresentanti di un’idea vincente a metà, poi declinata nello zero quasi assoluto nei momenti decisivi, contro gli avversari apparentemente più semplici, ogni volta insomma in cui dal bunker ci si aspettava che insieme al sacro gruppo uscisse anche qualche sacra, definitiva prestazione.
Cognigni incrociando
Astori è il simbolo del giocatore forte e leale, ma non ammesso nel club delle guardie scelte: si era permesso di ignorare le gerarchie dopo una triste sconfitta a Empoli, dove la Fiorentina il 10 aprile 2016 aveva fatto una modestissima figura finendo di sciupare la volata per il terzo/quarto posto. Era stata prima in classifica, possibile che la depressione post mercato di gennaio fosse diventata un alibi per tutti? Che gruppo fragile era quello? A cosa serviva la religione ascetica del bunker se poi contro squadre inferiori, invece di estrarre gli attributi la Fiorentina regolarmente si depotenziava? Dove si stava dirigendo il relitto viola? Questo aveva urlato Astori dentro lo spogliatoio a Empoli, uno sfogo totale.

Parole prese malissimo in particolare da Gonzalo e Borja, che chiesero l’intervento dell’allenatore. Duro il chiarimento fra Sousa e Astori, ma congelati gli effetti dello sfogo (la domenica successiva il difensore era squalificato e restò fuori forzatamente contro il Sassuolo). Fu invece clamorosa l’esclusione nella trasferta successiva a Udine, dove la Fiorentina scese in campo con una linea difensiva a 3 abbastanza naif (Tomovic-Gonzalo-Roncaglia) e i viola furuno sconfitti con le reti di Zapata e Thereau. Il presidente esecutivo Cognigni incrociando i cronisti in ascensore si stupì assai per l’assenza di Astori, ma l’insondabilissimo Paulo del resto estraeva dal suo cilindro formazioni imprevedibili e allora chissà. Invece no: alla luce dei fatti l’esclusione di Astori arrivò dopo lo sfogo di Empoli accolto male dai leader riconosciuti da Sousa. Vernice fresca, su Youtube si possono riascoltare le sei parole pronunciate venerdì sera da Pioli sul palco di Moena: «Il nuovo capitano sarà Davide Astori».

Comments

comments