di Flavio Ognissanti

Fa sorridere vedere Carlo Ancelotti gridare allo scandalo, nel dopo partita di Napoli-Atalanta, per via di un rigore non concesso per un presunto fallo su Llorente. “Togliessero il Var, così è una vergogna” tuona il tecnico partenopeo, “il calcio è morto” dice il figlio di De Laurentiis con Aurelio che attacca tutto e tutti.

La protesta del Napoli è la stessa che solo pochi giorni fa risuonò da casa viola dove Montella e Pradè si lamentarono della mancata revisione al Var dell’episodio tanto discusso del fallo su Lukaku su Sottil, fallo che precede il gol vittoria di Ciro Immobile.

Oggi al San Paolo, durante e dopo la gara abbiamo assistito a vere e proprie sceneggiate napoletane per un rigore assai discusso.

Gli stessi, si proprio gli stessi, stiamo parlando di Carlo Ancelotti e di tutta la società Napoli, che dopo la vergognosa simulazione di Mertens a Firenze, episodio non rivisto al Var che regalò un rigore a favore del Napoli, non dissero una parola su una svista così grande e oggettiva.

Oggi gridano allo scandalo e dicono che il calcio è morto. Ma a Firenze questi personaggi dove stavano?

E attenzione, stiamo parlando di un episodio oggettivo, dato che Mertens non fu toccato in nessuna maniera. Mentre, per quanto riguarda l’episodio tra Llorente e Kjaer, parliamo di un contatto dove si può discutere.

Sappiamo che la coerenza e l’onestà intellettuale non fa parte di tutti i personaggi del mondo del calcio. Ma tanto casino ha fatto sorridere. Una lezione da chi proprio non se la può permettere. Quella vergognasa simulazione ancora grida vendetta.