
La Fiorentina ha vinto il derby dell’Appennino.
2-1. Tre punti pesanti. Tre punti veri.
E soprattutto una vittoria giocata, voluta e dedicata a un presidente che non c’è più, ma che ieri sera era ovunque: sugli spalti, nelle gambe dei giocatori, nel cuore di chi ama questi colori.
La squadra ha onorato la volontà di Rocco: si gioca, si lotta, si va avanti. E si vince anche per lui.
C’è stato l’omaggio, doveroso. Ma il modo migliore per ricordare un presidente è sempre uno solo: vincere le partite.
E ieri, finalmente, la Fiorentina ha giocato a calcio.
Il miglior primo tempo della stagione (e non è un caso)
Il primo tempo di ieri è stato, senza discussioni, il migliore visto quest’anno.
Intensità, ordine, aggressività, distanze giuste. E una cosa che salta all’occhio più di tutte: la squadra sta iniziando ad avere una forma fisica concreta.
Ora la domanda è legittima, anche se scomoda:
ma davvero la preparazione di Pioli prevedeva che la Fiorentina entrasse in condizione solo a fine gennaio 2026?
Se così fosse, sarebbe un errore enorme.
Perché una cosa è innegabile e va detta senza girarci attorno: Pioli ci ha rovinato la stagione.
Questa squadra non è mai stata da lotta salvezza.
Nessun opinionista, nessun ex allenatore, nessun ex calciatore — a inizio anno — dava la Fiorentina invischiata nella zona retrocessione.
E invece ci siamo finiti.
E non per caso.
La mano di Pioli c’è stata, eccome.
Ma in negativo.
Vanoli, a 4 dietro lo sapevano anche su Titano
Vanoli ci ha messo un po’ per venirne fuori, è vero. Ma il punto è che il fatto che questa squadra dovesse giocare a quattro dietro lo sapevano ormai:
-
a Firenze
-
in Serie A
-
su Titano
-
e probabilmente anche in altre galassie
Era evidente. Lampante. Inevitabile. Con un buon difensore e un interditore serio a centrocampo, questa Fiorentina può risalire tranquillamente la classifica e mettersi in una situazione di comodo per gestire anche l’Europa.
E qui lo dico senza paura di essere impopolare.
Io mollerei la Coppa Italia. E vi spiego perché
Io la Coppa Italia la lascerei volentieri andare.
Anima e corpo solo al campionato.
Perché se ad aprile 2026 ti metti in una situazione tranquilla, serena, senza l’acqua alla gola…
allora sì che puoi mettere il piede sul gas in Europa.
E magari — perché no — provare a vincere un trofeo:
-
nell’anno del centenario
-
nell’anno in cui la Fiorentina ha perso il suo presidente
-
nell’anno in cui Rocco voleva più di ogni altra cosa alzare una coppa
Il modo migliore per onorarlo sarebbe proprio quello.
Altro che parole.
Piccoli, Kean e quelle sensazioni che forse non sono solo sensazioni
Ieri ho fatto un’altra considerazione, che mi frullava in testa da tempo:
con Piccoli la squadra gioca meglio.
Non perché sia più forte di Kean — e sia chiaro:
un Kean in forma non lo cambierei mai con Piccoli.
Ma Piccoli è meno egoista, fa girare meglio la squadra, apre spazi, non accentra tutto.
E il rendimento collettivo ne beneficia.
Il giocatore che più cresce con Piccoli in campo è Gudmundsson.
E forse — dico forse — la personalità enorme di Kean pesa sulla squadra più di quanto si pensi.
Un timore reverenziale che spesso ha portato i compagni a:
-
cercarlo sempre
-
servirlo anche quando avevano lo specchio della porta davanti
Lo stesso Piccoli, quando ha giocato insieme a Kean, si è trovato più volte in buona posizione…
e ha passato la palla.
Sensazioni?
Illazioni?
Può darsi.
Ma il campo, qualche indizio, lo lascia sempre.
Fiorentina–Cagliari: partita totale
Sabato 24 c’è Fiorentina–Cagliari.
E questa partita è cruciale.
Lo so: quest’anno sembrano tutte decisive.
Ma questa va vinta senza se e senza ma.
Per la classifica.
Per il trend.
Per dare continuità.
E perché il presidente va onorato fino all’ultima giornata.
Fino alla fine.
Fino all’ultimo pallone.
Questa Fiorentina può risalire.
Questa Fiorentina deve risalire.
Perché non siamo nati per strisciare,
non siamo nati per tremare,
e non siamo mai stati una squadra da retrocessione.
E se il destino ci ha tolto un presidente,
tocca a noi — squadra, città, tifosi —
trasformare il dolore in rabbia
e la rabbia in vittorie.
Per Rocco.
Per Firenze.
Per la maglia.
