13 mesi fa Pantaleo Corvino rientrava a Firenze in pompa magna.
Dichiarò che stavolta era tornato per vincere un trofeo ed ebbe il coraggio di proferire questa assurdità con al collo la sciarpa che gli aveva regalato Mario Ciuffi tanti anni fa.
Poi si diresse subito dai tifosi, coi quali chiarì tutti i dissidi relativi alla precedente gestione, promettendo mari e monti per il futuro.
Coi giornalisti invece non vi è mai stato niente da chiarire, essendo nella maggior parte suoi amici da anni e di conseguenza – sebbene professionali – un bel po’ più morbidi rispetto allo standard classico.

Si era apparecchiato una tavola fantastica il buon Corvino e infatti in questi 13 mesi ha potuto distruggere una rosa che aveva sì delle lacune ma anche tanti punti di forza. Ed il bello è che lo ha potuto fare nel silenzio generale.

Entrando nel merito del ruolo più carente, quello di terzino destro, ci ritroviamo in questa situazione:
non esercitiamo il diritto di “recompra” del giovane Piccini (che per adesso fa il titolare a Lisbona nello Sporting), restituiamo al mittente (Bari) il giovane Scalera fresco della medaglia di bronzo ai mondiali Under 20 giocati da protagonista, acquistiamo il sig. Bruno Gaspar alla modica cifra di milioni quattro virgola cinque pur sapendo che ha limitate capacità difensive (ma buone propulsive).

Evito di fare la cronologia per il ruolo di centrale difensivo, dove basti pensare al neo arrivato Vitor Hugo al momento destinato alla panchina (mi auguro che in breve diventi titolare inamovibile) alla nobile cifra di milioni di euro otto ma con problemi di piede, essendo mancino come il capitano Astori. Evito anche di ricordare come Kalinic fosse “superblindato” con la clausola da 50 mln di euro o di come Borja Valero “avremmo tanto voluto trattenerlo” se solo lui non avesse fatto le bizze per andare a Milano (!!).

Arriviamo quindi a ieri sera, quando Pantaleo decide di esondare. Nel bel mezzo di un inutile pomeriggio d’agosto viene annunciato l’ancor più inutile prestito con obbligo di riscatto a non voglio manco sapere la cazzo di cifra del sig. Laurini Vincent detto Mimmo, coi parenti di Gubbio (non sto scherzando).

Un ragazzo di corporatura e altezza modesti, dalle poche presenze in Serie A che ha da poco compiuto 28 anni. Non voglio neppure pensare al funzionario che il prossimo anno, al compimento del 29° anno di questo tizio dovrà versare qualsivoglia cifra nelle casse della società di Corsi.

Auguro davvero tutto il meglio a Laurini, spero che si riveli la sorpresa dell’anno, spero che giochi sempre titolare e che vada ai mondiali. Però con 40 mln di euro in tasca e con problemi cronici di terzini da almeno tre stagioni faccio già fatica ad accettare che a sinistra si prenda Biraghi (25 enne retrocesso col Pescara che ha comunque una carriera dignitosa alle spalle), non posso accettare che si vada a prendere uno a caso da una società a caso (per altro retrocessa anch’essa).

Non c’è niente di calcistico, niente di programmato, niente di casuale, niente di impreparato, niente di serio. Non c’è niente di sportivo in questa operazione, così come in molte altre.

Non c’è niente se non la precisa volontà di ridimensionare fortemente, di dismettere, di tirare i remi in barca e lasciare la Fiorentina con una rosa modesta, appositamente per far calare il prezzo di vendita, appositamente per una bella rivalsa nei confronti di chi ha osato criticare tempo addietro.

Complimenti Pantaleo, complimenti per il coraggio, complimenti per il rinnovo che probabilmente è scattato in automatico perché sei stato capace di coronare gli obiettivi che i tuoi datori di lavoro ti avevano richiesto.

Complimenti a tutti e chi se ne frega se una società di calcio viene totalmente sfigurata e impoverita in questo modo. L’importante è fare le operazioni con Ramadani, con Jorge Mendes, pagare il doppio calciatori uruguayiani dal dubbio valore tecnico e poi ritrovarsi a fine campionato a ridere e scherzare con gli amici di sempre.

Dicevate che Mirabelli non aveva tenuto il rispetto che si deve alla Fiorentina, a Firenze e alla sua storia. E tu Pantaleo, lo hai tenuto questo rispetto?

Dario “Ghebbe”

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