No no, non mi sono bevuto il cervello, mi ricordo benissimo che qui bisogna parlare di Fiorentina ma il servizio andato in onda ieri sera a Le Iene relativo all’incubo che ha attraversato la vita di Fabio Quagliarella (ex viola) e dei suoi familiari mi ha colpito molto.

Mi ha colpito per via della clamorosa burocrazia della giustizia italiana, mi ha colpito per chi ha utilizzato 5 anni della propria vita per condizionarne altre, mi ha colpito ne, vedere un uomo piangere e con il suo sogno distrutto. Certo, a Quagliarella non mancano i soldi ma quando lasciò la sua Napoli dopo una sola stagione ricordo che addirittura furono bruciate le maglie ed è stato apostrofato con parole di ogni genere. Certe cose vanno oltre i colori, e auguro sinceramente al giocatore di riprendersi ciò che la vita gli ha tolto, sperando che quei 4 anni e 8 mesi di reclusione vengano fatti anzichè finire nell’incubo della prescrizione…

Spero davvero che chi legga questo articolo capisca che il mio intento è di focalizzarci su una questione ben precisa: ricordiamoci che i giocatori in primis sono uomini come ognuno di noi, e quelli che rimangono umili meritano tutto il paradiso che gli circonda, nessuno escluso.

Il calcio a volte nasconde storie come queste, e adesso spero che la sua piazza gli faccia delle scuse. Lui non fu mercenario come molti altri, ma fu costretto a lasciare la propria maglia. E quanto pagherei per vedere un fiorentino baciare la maglia della Fiorentina Dio solo lo sa…

In bocca al lupo Fabio… Ti auguro di tornare dove ti hanno strappato, ma alla Fiorentina non segnare, mi raccomando!

Gabriele Caldieron

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