Chiariamo subito: un punto a Brescia non è da buttar via. Va bene che in casa avevano già perso da Juventus e Bologna, va bene che le rondinelle sono una neopromossa e per questo avversario da battere… seppur in trasferta. Però, il Brescia un gol regolare l’aveva fatto (sfido chiunque a considerare lo sfioramento della mano di Tonali… decisivo). Il Brescia ha un valido portiere (il finlandese Joronen, adesso si mettono a parare pure i finlandesi…) Il Brescia ha due buonissimi terzini in Sabelli e Mateju, ha un ottimo centrocampo con Bisoli junior, Tonali ed il povero Dessena (a proposito, un grandissimo in bocca al lupo per lui), ha un attacco variegato come un gusto al cioccolato: Balotelli, Donnarumma, Torregrossa (ieri assente) e la sorpresa Ayè. Insomma, il Brescia come una neofita imberbe ed implume… fino ad un certo punto. Allo stesso modo è indubbio che, una squadra che sa il fatto suo, che crede in se stessa, che ha un solo obiettivo: vincere… va al Rigamonti e mette i ragazzi di Corini per 90 minuti nella loro area. Ed invece noi, bellini, ordinati, compiti, educati, abbiamo aspettato il 67′ per dire: adesso la vinciamo noi. Oppure, facciamo di tutto per… Lo stesso aeroplanino, solo a quel punto ha dato il segnale mettendo Vlahovic e Sottil al posto di uno spento Chiesa e Ribery. Qualcuno può dire: meglio di niente, stavolta i cambi ci dicono che Montella la voleva vincere. Allo stesso tempo ci dice che, fino al 67′, Montella non la voleva perdere, e da qui passa il processo di crescita di una squadra. Il punticino di Brescia somiglia molto all’ultimo brufolo figlio della pubertà. Tolto quello, il viso torna bello e pulito. Pronto per la vita, pronto per conquistare il mondo. Ecco, facciamo che dopo Brescia la Fiorentina si fa un bel lavaggio col Topexan, deterge anche quell’ultima protuberanza e riparte. Con sei risultati positivi alle spalle, con una buona posizione di classifica, con l’idea di volerle vincere tutte. Ma non da metà ripresa, come ieri, bensì dal primo al 97’… recupero compreso.

  • Abbiamo elencato quello che la Fiorentina ha, ed ha mostrato in quel di Brescia. Purtroppo i viola, ancora, non hanno un centravanti. E ce lo insegna la storia del calcio: senza un vero nove, o sei il Barcellona di Guardiola, oppure non vinci. Non porti a casa i tre punti. Non sempre può andar bene come con l’Udinese: altra partita da 0-0, se non che Milenkovic si mette in testa un’idea meravigliosa e via andare. Pur senza strabiliare, da quando è entrato Vlahovic si è vista un’altra Fiorentina, un’altra voglia di vincere. Sopratutto, si è vista un’altra paura di perdere… da parte del Brescia. Pensa se Vlahovic giocava dall’inizio, oppure se al posto di Vlahovic c’era… Ibrahimovic. Ma anche meno, andava bene anche un Pedro versione nazionale Carioca. Un Pedro che tiene palla, fa salire la squadra, allarga il gioco (magari verso un fresco Sottil, complimenti a lui) e corre in mezzo all’area a concludere. Brescia-Fiorentina, risultato finale 0-1, ed a quest’ora siamo a parlare di una viola in Europa League, a due punti dalla Champions. Aspettiamo, abbiamo fiducia, in Montella, in Pedro ed in Pradè. Che a gennaio, vedrà, valuterà, e saprà rimediare. E allora anche certi 0-0 si trasformeranno in vittorie risicate. Magari brutte, ma sempre da tre punti.

Per fare questo non si può giocare in 12. Questo, ve ne sarete accorti, è concesso solo ad alcuni (anzi, ad una squadra a strisce senza colore… senza far nomi). Alla Fiorentina no. E allora uno degli undici titolari deve uscire. Premesso che la difesa a tre non si tocca, e che il tridente dovrà essere Chiesa, Ribery ed il centravanti (Pedro o Vlahovic che sia), l‘escluso è per forza a centrocampo. E altrettanto per forza si giocherà col 3-4-3. A meno che dietro non restino i magnifici tre (Caceres, Milenkovic, Pezzella) con un laterale tra Lirola e Dalbert a fare il 3 e mezzo. In più i soliti tre centrocampisti a comporre un 4-3-3 stile Paolo Sousa. E qui casca l’asino, o meglio… casca uno tra Badelj e Pulgar. Perchè Castrovilli non si tocca (e siamo tutti d’accordo), a destra serve uno che copra, che corra, che faccia legna… uno come Zurkowski o Benassi (questi abbiamo, almeno fino a gennaio). Quindi chi volete? Badelj o Pulgar? Gesù o Barabba? Noi, perdonateci, propenderemmo per confermare Pulgar: chirurgico su rigori e calci d’angolo, il cileno ha più gamba, più garra, oltre al piede per impostare. E poi, a far gioco, a creare superiorità numerica ci pensano gli esterni: Chiesa e Ribery. Con Castrovilli libero di avanzare, di mettersi tra le linee, di andare al tiro… e segnare. Senza incocciare la gamba di Vlahovic, come successo ieri al Rigamonti di Brescia. Semplice no? A proposito… ma come sarebbe stato vincere in trasferta al 96′?