L’ultimo degno di questo numero è stato Adrian Mutu. Non a caso soprannominato il “fenomeno”. Dopo di lui il “Tanque” Silva, Ruben Olivera, Aquilani, Bernardeschi, Eysseric, tutta gente che ha indossato la maglia numero 10 (chi più, chi meno…) senza per altro vestirla. Senza per altro abitarla. Eh già perchè il numero 10, da che calcio è calcio, si differenzia dagli altri, è superiore agli altri, è uno che ti decide la partita: con un tocco, un assist, una giocata. Con un gol, magari di tacco, su punizione, con un tiro al giro… quando meno te lo immagini, quando meno te lo aspetti. Uno insomma che fa sognare grandi e piccini: Pelè, Sivori, Di Stefano, Rivera, Maradona, Zico… Oppure restando in casa nostra: Montuori, De Sisti, Antognoni, Baggio, Rui Costa… Oggi tocca a Marko Pjaca, nato a Zagabria il 6 maggio del 1995, che a soli 23 anni lancia un hashtag con il numero 10. Mentre poco prima aveva detto: “non so che numero prenderò…” nascondendo (nemmeno tanto) la speranza di vestire proprio la maglia numero 10. Che a Moena era sulle spalle di Bryan Dabò, a Firenze di Eysseric.

Marko Pjaca è un numero 10, non ci sono dubbi. C’è chi lo vede esterno, in un 4-3-3, a sx o dx. C’è chi lo vede dietro la punta in un 4-2-3-1. C’è chi lo vede persino mezzala, come un tempo era Antognoni, libero di svariare in ogni zona del campo: magari in un 4-4-2, recuperare palla, cucire il gioco, andare a concludere. Marko Pjaca è uno che inventa calcio, lo produce, lo ottimizza, per questo merita la maglia numero 10. Intendiamoci, non stiamo parlando di un fenomeno, almeno non ancora. Però, dopo anni di vacche magre, di buone difese, di equilibri tra centrocampo e difesa, Marko può riaccendere la luce. Può rianimare la speranza. Marko intuisce il movimento, innesca la punta, crea la superiorità numerica sulla tre quarti. E da lì alla porta avversaria, lo sappiamo, il passo è breve. Tutta la squadra ne trarrà beneficio: Simeone, Chiesa, lo stesso Veretout che godrà di spazi nei quali inserirsi. Ne trarrà beneficio il pubblico di Firenze, che avrà un motivo in più per andare allo stadio. Oltre all’amore per la maglia, all’ideale, al senso d’appartenenza, Marko Pjaca saprà unire il senso del bello a quello dell’estetica, dell’eleganza. Ed il risultato sarà quello che i fiorentini cercano da tempo: un motivo per esistere e dire la propria. Un motivo per sentirsi meno soli.

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