Di positivo c’è sicuramente il risultato, la vittoria contro il Chievo Verona, infatti, darà morale e coraggio al gruppo in questo 2018 iniziato tutt’altro che bene. Sorride anche la retroguardia gigliata che, Sportiello permettendo, anche oggi si dimostra un reparto di tutto rispetto, soprattutto dal punto di vista dei centrali, dal momento che tra Astori, Pezzella, Milenkovic e Vitor Hugo si fatica a stilare una vera e propria classifica.

Tolti questi ultimi due punti, però, sono ancora molti gli aspetti negativi della Fiorentina 2017-2018. A cominciare dallo stadio. Erano anni che non si vedeva un Artemio Franchi così vuoto, e non parliamo solo della partita contro il Chievo Verona, ma più in generale della tendenza di questa stagione, che vede sempre meno spettatori sugli spalti e sempre più rabbia nei confronti di una proprietà che, secondo quanto sostiene la maggioranza dei tifosi, punta ormai solamente alla solidità economica, mettendo in secondo piano i risultati sportivi. Priorità ai conti e a rimanere in Serie A, niente di più.

A dire il vero, in Fiorentina fanno sapere che le cose non stanno proprio così, dal momento che le forze della società sono rivolte nel progetto per il nuovo centro sportivo e lo stadio in zona Novoli. Solo così i viola potrebbero ambire a qualcosa di più alto rispetto alla semplicistica logica del “vendo, poi compro allo stesso prezzo”. Tre anni? Quattro? I tifosi devono aspettare per vedere di nuovo una grande Fiorentina, solida, ma forte e ambiziosa. Già, sembra semplice, ma la vera domanda è: “Siamo sicuri che Firenze abbia tutta questa pazienza?”.

Nel frattempo lo stadio si svuota e gli sbadigli aumentano, come dimostra questa ennesima partita risolta grazie ad un tiro a favore di vento contro una squadra che ha giocato male in entrambe le fasi, offensiva e difensiva, rischiando nel finale pure di pareggiare. Gli attaccanti viola non segnano, molti degli acquisti non convincono, e qualcuno comincia a criticare anche Pioli, allenatore scelto per traghettare la squadra verso il grande obiettivo dei prossimi tre anni.

Veramente tutto questo potrà durare così tanto? Oppure forse sarebbe opportuno correggere il tiro, almeno all’interno dell’assetto societario, dove sicuramente qualcuno ha sbagliato qualcosa di troppo? Il rischio è che tra tre anni allo stadio vadano solo una manciata di irriducibili, e questa sarebbe la morte del progetto. Perché se è vero che ormai il calcio è diventato un business dell’intrattenimento, è vero anche che le finanze in regola valgono niente senza passione, senza risultati… e senza tifosi.

Tommaso Fragassi

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