Totti rivela: "Ho avuto paura di morire per il Covid, non riuscivo a respirare e non avevo fiato"

L'ex capitano giallorosso ha raccontato la sua parentesi col covid

18 ottobre 2026 10:34
Totti rivela: "Ho avuto paura di morire per il Covid, non riuscivo a respirare e non avevo fiato" -
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Nel suo libro ‘Oltre’, Francesco Totti riavvolge il nastro della propria vita, soffermandosi sugli anni successivi al ritiro dal calcio giocato nel 2017 e aprendosi al racconto dei momenti più drammatici della sua esistenza. Tra questi, il dolore devastante per la scomparsa del padre Enzo — avvenuta il 12 ottobre 2020 all'età di 76 anni — e la dura battaglia personale contro il Covid-19, che lo ha visto lottare tra la vita e la morte.

"Mio padre era il mio numero uno": il lutto e la paura

La perdita del padre ha privato l'ex capitano della Roma del suo principale punto di riferimento, dentro e fuori dal rettangolo di gioco: "Mio padre è stato il mio numero uno, e purtroppo anche una cifra in più nel conteggio dei morti", ricorda Totti.

In quello stesso periodo, l'ex numero 10 giallorosso si trova ad affrontare in prima persona l'infezione da Covid insieme a un gruppo di amici. Un contagio che nel suo caso prende rapidamente una piega drammatica.

La malattia, la polmonite bilaterale e la resa mentale

Con il passare delle ore, i sintomi peggiorano drasticamente. Tosse, affanno intenso e dolori fortissimi costringono Totti a letto, mentre nessuna cura sembra fare effetto:

"In vita mia non ho mai rubato niente, penso di essermi guadagnato ogni singola cosa, però ero inquieto. [...] Stavo male davvero, all’inizio ho affrontato la situazione con lucidità, poi però ho iniziato a farmela addosso. Avevo una paura maledetta di morire come papà."

La situazione precipita anche sul piano psicologico, tanto da spingere il campione del mondo a confidare la propria disperazione ai figli: "Credevano fosse una battuta, una delle mie barzellette, e invece no, ero serissimo: 'Credetemi, non so quanto resisterò ancora'. Stavo mollando mentalmente". I referti del Campus Bio-Medico confermano la gravità del quadro clinico: polmonite bilaterale e saturazione dell'ossigeno scesa all'88%.

Il rifiuto del ricovero e le notti drammatiche

Nonostante le sollecitazioni dei medici per un ricovero immediato, Totti firma le carte per le dimissioni, guidato dal terrore di non poter più riabbracciare i suoi cari: "Non voglio fare la fine di mio padre. Se devo morì, voglio morì a casa mia, non rinchiuso qui dentro senza rivedere i miei figli".

Tornato a casa, viene isolato in una stanza monitorata da telecamere. Le notti successive sono un incubo segnato dalla fame d'aria e dalla sensazione costante di non farcela: "Mi uscivano dei versi da animale. E mi sentivo senza fiato, senza benzina. Frà, è arrivata la tua ora". Proprio nel momento di massima resa e disperazione, una telefonata inaspettata giunge a cambiare per sempre il corso degli eventi.