La prima notizia è che la Fiorentina, a sole due giornate dalla fine, non è ancora salva. Sembra incredibile, ma è così. La seconda è che, guardando il calendario (Parma fuori e Genoa in casa) e le squadre sotto di noi (ben 5, oltre alle due già retrocesse), risulta davvero difficile pensare ad una Fiorentina in serie B. Anche al netto di due sconfitte nelle prossime due partite che, guardando la condizione psico-fisica della squadra, sono tutt’altro che da escludere. La terza, ed ultima, notizia è che la Fiorentina in un girone (dal Milan a San Siro, al Milan di ieri) è riuscita a perdere ben 20 punti dal 4° posto. Che vuol dire Champions League. Ma non solo… la stessa Fiorentina che non vince da 12 partite (17 febbraio 2019, 4-1 alla Spal) è riuscita a perdere addirittura 17 punti dal settimo posto (ultimo utile per accedere ai preliminari di Europa League). Capirete che siamo di fronte ad una caduta verticale, nella quale i valori tecnici c’entrano fino ad un certo punto. Anche perchè se una squadra (costruita male, senza un centravanti, senza un regista, bla, bla, bla…) è a tre punti dalla Champions dopo 17 giornate, vuol dire che… E se alla 24esima (dopo due terzi di campionato) è a tre punti dall’Europa League, vuol dire che… tanto mediocre come la si vuol far passare, non è. Quantomeno non è il problema dal quale dobbiamo partire.

  • Tutto questo cappello per dire che le magagne stanno altrove. Inutile tornare sulla lettera di Diego della Valle, ancora meno sui rapporti tra lo stesso patron e la tifoseria: discorso chiuso, definitivamente. Da entrambe le parti. Che fare allora? Tutto si risolverebbe facilmente con la cessione della società, ma come sappiamo… per ora non s’ha da fare. Manca la volontà di cedere? Manca il compratore? Non sta a noi dirlo. La verità è che la Fiorentina è di Firenze e dei tifosi… con il cuore. Allo stesso tempo è della famiglia Della Valle… con il portafoglio. E sappiamo che la seconda ipotesi, al giorno d’oggi, prevale. E non di poco. Quindi torniamo al punto: che fare? Noi pensiamo che l’unica via d’uscita sia il ritorno in pompa magna di Andrea della Valle. Con il conseguente allontanamento di Pantaleo Corvino e Mario Cognigni. Praticamente si deve ricreare pari pari la situazione dell’estate 2012. Ricorderete: ambiente lacerato, salvezza alla penultima giornata, Andrea della Valle contestato duramente all’ultima giornata, con lo stesso ADV che se ne va indignato dopo 10 minuti. Poi l’inversione ad U, sulla strada della ricostruzione: Andrea convince Diego a riprovarci, con altri programmi, con altri dirigenti: arriva Pradè, arriva Montella, con loro arrivano Borja Valero, Gonzalo Rodriguez, Cuadrado, Aquilani, Pizarro… e la Fiorentina d’incanto rifiorisce. Già dalla prima di campionato contro l’Udinese si vide che quella… era una squadra bellissima, e la sudata esultanza di Andrea al gol decisivo di Jovetic fu l’immagine della rinascita. Perchè non riprovare? Perchè non tentare l’ultima carta? Senza Corvino e Cognigni si può, magari con la ciliegina di Antognoni vicepresidente: un ruolo operativo che lo responsabilizzi e sfrutti la sua enorme conoscenza di calcio… giocato.

Certo serve un passo da entrambe le parti: la proprietà che appunto operi una specie di rivoluzione, e la tifoseria che torni… a fare il tifo per la Fiorentina. Per tutti i 90′. E non contro la proprietà. Abbiamo visto come la squadra si sia trasformata nel secondo tempo col Milan, proprio quando la Fiesole ha rioccupato il proprio posto, quando i cori (quelli giusti) sono tornati. E come d’incanto quegli undici ragazzi (ricchi, milionari, privilegiati, ma pur sempre ragazzi) hanno ritrovato coraggio e voglia di correre. Senza questo elemento non si va da nessuna parte, anche perchè l’ambiente (cosiddetto) negativo, toglie dai sei ai sette punti alla classifica. Mentre in caso contrario li aggiunge. Poi ci sarà tempo per i “redde rationem”, ma ora bisogna tornare a tifare Fiorentina. Uniti, compatti. Del resto lo ha detto anche Chiesa, chiedendo scusa a tutti i tifosi: “noi abbiamo bisogno di loro, ed a Parma prenderemo i tre punti”. Ne basterebbe uno, aggiungiamo noi, ma facciamo nostro il grido di battaglia di Federico.

  • La chiusura è dedicata a Muriel. Sono tanti i “diritto di riscatto” presenti nella rosa viola: da Mirallas a Edimilson, da Pjaca a Muriel. Noi ci concentriamo sul colombiano: Luis è un calciatore con qualità e colpi superiori. Addirittura assimilabili ai fuoriclasse. Però, c’è un però… il riscatto recita 15 milioni dal Siviglia, primo problema. Secondo… la continuità. Caro Luis, qui non ci siamo. Uno con i tuoi piedi, con le tue accelerazioni, con le tue giocate, non può sparire per tre-quarti di partita. Non può toccare 10 palloni, spesso in modo lezioso e sterile. Deve “entrare” nella squadra, deve fare la partita. Deve andare in doppia cifra, deve portare alla classifica dai 15 ai 20 punti. Sennò meglio ripiegare su uno-due calciatori funzionali (certamente inferiori tecnicamente) ma più utili alla causa. Luis, tocca a te: convincerci e conquistarci. Oggi, con questi chiari di luna, un Muriel simile (alla cifra di 15 milioni…) non s’ha da riscattare.