Che il calcio non sia più quello di una volta è ormai chiaro da qualche anno. Mega stipendi, ragazzini viziati super pagati dai grandi club per qualche buona prestazione, cartellini posseduti da manager che più sembrano sciacalli assetati di denaro che uomini.

Nell’ultimo periodo però, le cose si stanno facendo ancor più gravi e assurde. Esempi lampanti riguardano Higuain che fino a qualche mese fa dichiarava il suo amore a Napoli e che oggi, invece, insieme al fratello farebbe carte false per andarsene per un conto corrente ancora più alto. Oppure il “caso” Pogbà, che da giorni e giorni “allieta” le nostre mattine, i nostri pomeriggi, le nostre sere e le nostre notti con le domande: “Resta? Non resta? Vale 100 milioni di miliardi?”. Senza parlare della telenovelas Icardi-Inter-Wanda Nara. Un triangolo non nuovo per i due argentini che ha dell’assurdo. La moglie manager infatti avrebbe scritto su un social che il marito lascerebbe l’Inter senza però prima aver avvertito nessuno.

Come detto, si sente parlare troppo e troppo spesso di persone che tutto vogliono meno che l’amore e il calore dei propri tifosi, preferendo i soldi alla passione morbosa di quello che una piazza può dare. Non sono però tutti così. C’è un calciatore, uno spagnolo dalla tasta pelata, che appena ieri ha riconfermato “Voglio finire la carriera qua, farei di tutto per veder vincere la Fiorentina”. Queste parole hanno un valore particolare perchè sono dettate dal cuore, quello che tutte le volte che entra in campo, Borja mette per la sua squadra e per la città che l’ha adottato. Un misto di classe e intelligenza, furbizia e passione, scaltrezza e velocità di pensiero. Quando Borja gioca la fa per rendere felice la propria gente, il suo popolo adottivo, che puntualmente ringrazia con superbo inchino dopo ogni suo gol come per dire “Ehi, sono qua per voi, è per voi che l’ho fatto!”

Se Oscar Wilde fosse ancora vivo scriverebbe “The importance of being Borja”, perchè una persona come Borja, nel calcio moderno, è come un raggio di sole in mezzo alla tempesta.

Matteo Fabiani

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