“Io studente Erasmus, ho provato a tifare viola per 9 mesi e…”

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Andrés viene da Barcellona e si chiama come il suo idolo, Iniesta. E’ qui in Italia per un Erasmus, il programma universitario che ha fatto conoscere culture diverse a milioni di studenti. Andrés ha soltanto 21 anni e la faccia pulita di chi si affaccia alla vita con entusiasmo. Lo incrocio in treno, che sta srotolando una gazzetta per saltare le decine di pagine sulle milanesi ed arrivare al suo club. Quello della MSN. Quello che è Mas que un club.

E’ un caso, spesso succede così. Vede che sbircio la rosea e mi chiede in un italiano traballante per che squadra tifo. Da lì è tutta una scoperta. Andrés ama il calcio come poche altre cose al mondo ed essendo da sette mesi a Firenze, si è aggiustato come può: cioè è andato a vedere la Fiorentina, signori.

“Ok, sono abituato al Camp Nou – mi dice – ma qui avete un tifo fantastico. Tutti questi abbonati per una squadra che non vince nulla da quanto?”. Già. “Sono stato sia in gradinata che in curva – mi confessa – e subito mi sono sentito parte di una grande famiglia. Diciamolo: è frustrante tifare la Fiorentina. La grande differenza con il Barca è che entrambe ti danno l’impressione di poter vincere sempre, solo che poi il Barcellona vince davvero. E la viola no. Credo di essere incappato in una delle peggiori annate della storia, ma sai cosa? Il calcio non è fatto solo di successi”.

Quando gli dico che da queste parti potremmo tenerci un corso all’università lui sorride. “Ho provato e sto provando a tifare Fiorentina – continua Andrès – e sai una cosa? E’ bello. Perché per una volta ho sentito la sensazione sconosciuta di partire da sfavorito ed ho capito quanto è più bello quando vinci così. Starò qui fino a maggio, per completare i miei 9 mesi. Firenze mi rimarrà nel cuore per la sua bellezza sì, ma soprattutto per la sua gente, quella con cui ho condiviso emozioni allo stadio. Spero che la Fiorentina riesca a diventare un club come il Barcellona, un giorno. Ma se anche non dovesse accadere mai, siate felici della vostra unicità. Siate felici delle vostre vite e non delegate la vostra felicità alla squadra che tifate”. Andrès mi saluta, prendendo la navetta per Novoli, facoltà di filosofia. C’era da immaginarselo. E mentre quel ragazzo che potevo essere io dieci anni fa mi fa un cenno dal vetro, prendo per il centro di Firenze, verso il Duomo, e la bocca mi si allarga in un sorriso.

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