Stefano Pioli guida una Fiorentina scommessa, un tecnico con un’immagine semplice che tanto mancava a Firenze

Poche parole ma regole chiare e precise. Il tecnico viola incontra subito il suo passato che gli è rimasto incagliato dentro

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Stefano Pioli allenamento Fiorentina

Sarà una scommessa. Di quelle accattivanti, però. La Fiorentina azzerata e ricostruita è circondata da mille aggettivi, tutti ipotetici, per ora: fresca, ambiziosa, ingenua, improbabile, sorprentente, risparmiosa, speciale e via così. Che sia la squadra più giovane del campionato invece è una realtà codificata dai numeri, e questa è la grande novità di questa stagione nuova di pacca guidata da un allenatore nuovo anche lui, con la barba da asceta e il cuore gentile, nei modi e nel suo credo, che però ha le sue regole di ferro: la prima sta nel porre il suo ego dietro alla sua missione.

Parole poche, immagine semplice, senza fronzoli. Una vecchia scuola che un po’ mancava, in questo mondo strofinato col brillantante dove ciò che appare conta molto più di ciò che realmente è. Stefano Pioli è educato ma tosto. Molto. Non è un giovane rampante come Montella e nemmeno un guru recitante come Paulo Sousa.

Il nuovo allenatore della Fiorentina si è sbattuto una vita, è arrivato alla Lazio e al Bologna, ha stupito tutti e poi è stato risucchiato nel vuoto prima di passare quasi per caso dall’Inter.

Bene, benissimo, male, malissimo, addio. A Milano volevano una rock star, quando la squadra lo ha capito è finito tutto. «Ma a me il passato non interessa, sarò emozionato perché sarà la mia prima partita sulla panchina della Fiorentina », dice lui. Poteva andare meglio, certo, ma se ti devi scontrare con qualcosa che ti è rimasto incagliato dentro meglio farlo subito e poi digerirlo per sempre. Anche i rischi sono più dalla parte della super favorita che della squadra di ragazzi che vuole giocarsela e divertirsi.

«Siamo pronti, vogliamo giocare con entusiasmo e coraggio, ma questo non significa non avere equilibrio», dice Pioli, chiamato alla guida di un’idea che ha i suoi limiti ma anche un grande fascino, perché la squadra giovane, senza arrivare a citare la Fiorentina ye ye che fece la storia, attrae sempre e comunque l’amore della sua gente. La voglia di sorpresa è quella che richiama i tifosi dalla parte della fiducia.
Benedetto Ferrara, La Repubblica

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