Giovanni Simeone insegue la vita e il pallone. Si sbatte qua e là, fatica, soffre, ogni tanto sorride perché questo gioco gli piace un sacco. La Fiorentina cercava un centravanti giovane e lui era l’unico facile da prendere. Facile perché giocava nel Genoa, e lì basta pagare. Non poco, perché poco non costa quasi più niente in un calcio coi prezzi dopati.

Simeone non è un fenomeno. Non ora, o non ancora. È però un centravanti che in campo butta tutto se stesso. Due gol in otto partite non sono molti, anche se corrispondono più o meno alla sua media personale da doppia cifra bassa, quei dieci, dodici gol che però sarebbe ora di oltrepassare un bel po’. Tecnicamente i margini di miglioramento sono notevoli, l’opportunismo del primo gol a Verona ha preceduto quella bella torsione aerea dell’altro gol nella stessa porta del Bentegodi, ma in un’altra partita, molto meno fortunata.

Pioli lo ha lanciato unica punta, con Chiesa, Thereau e Benassi a costruirgli gioco intorno. L’esperimento ha funzionato un po’ sì e un po’ no (più no, per la verità), e allora l’allenatore ci ha pensato e ripensato, approfittando del fatto che Saponara è di nuovo out per arretrare un po’ Benassi e avvicinare Chiesa e Thereau a Simeone e alla porta. Il tutto ha dato i suoi frutti domenica scorsa. I gol li ha fatti Thereau, ma la vera novità è che il ragazzo argentino questa volta di occasioni ne ha avute eccome. La sfortuna (un palo) e la mira un po’ sballata gli hanno negato una domenica perfetta. La cronaca dice che Thereau ha segnato il doppio dei suoi gol (5, compresi i due con la maglia dell’Udinese). Se l’orgoglio ha un senso ci sta che Giovanni si sbatta un po’ meno e segni un po’ di più. A Pioli andrebbe benissimo. E non solo a lui.

 

Benedetto Ferrara Repubblica

 

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