Leonardo Semplici è sempre più protagonista con la sua Spal, lanciata al terzo posto in classifica in serie B. E oggi, al sito Gianlucadimarzio.com, racconta aneddoti del passato in viola, cominciando da Eduardo Macia: “Un giorno caldissimo di inizio luglio lui mi chiamò al centro sportivo per conoscere Montella. Andai con una maglietta, dopo pranzo mi fece salire in sede per firmare il contratto. E non me le mandò a dire: ‘Prossima volta, Semplici, almeno una camicia’, bacchettò”. La Serie B è: “Il coronamento di un cammino impensabile. Avevamo sfiorato i playoff al mio arrivo, lo scorso anno eravamo partiti solo con l’idea di provare ad entrarci. Ed è finita nel modo più bello: abbiamo riunito un popolo, è stata una gioia immensa”.

Anche se lui alle promozioni c’è abituato:”Dall’Eccellenza con il San Gimignano in poi, le ho fatte tutte e ho vinto tutti i campionati da lì in su. Dicono si chiami gavetta. Ho la soddisfazione di aver contribuito alla crescita di tanti giovani che adesso giocano in Serie A, qualcuno addirittura in Nazionale. Bernardeschi è quello che è arrivato più in alto, ma ho allenato anche Babacar che è un altro talento. E tanti altri che magari si sono persi un po’ per strada ma a cui resto molto legato”.

A casa ha due ragazzi, Niccolò e Filippo, primo aspirante chef ed il secondo ancora liceale con la passione del pallone come papà (“Gioca negli Juniores del Porta Romana, a Firenze”). Ogni settimana li raggiunge, il sabato dopo le partite molla la bici e prende l’auto in direzione Firenze. Dove ha allenato la Primavera: “Una bellissima esperienza, perché allenare la squadra della propria città e quella per cui tifi è sicuramente un aspetto bellissimo. Mi è servito tanto, sono cresciuto molto professionalmente e ha fatto crescere anche la mia idea di calcio. Più propositivo e meno difensivista, e questo me lo sto ritrovando anche qui. Alla Fiorentina sono rimasto legato ed in ottimi rapporti, dovevo essere l’allenatore di una eventuale squadra B…. poi non se n’è fatto nulla”.

Allenare mio figlio? “Mi sarebbe piaciuto, ha buone qualità e lo conferma il fatto che la Fiorentina lo abbia blindato e non ce lo abbia dato. Allenare il padre a Figline è stato un grande onore ed un grande piacere, era un campione anche se a fine carriera. Mi ha fatto capire come ci si comporta con certi tipi di giocatore. Io il nuovo Sarri? Magari! Lo conosco, quando allenavo a Figline ci siamo visti spessi. Ha fatto cose bellissime, sarebbe bello fare la stessa strada ma credo sia molto difficile”. Poi sorride: “Fiorentino e di Firenze, allenerebbe la Juve?”. Ci pensa, prova a nascondere l’indecisione e poi preferisce non rispondere.

 

Comments

comments