
Chiedo scusa ai lettori per il ritardo con cui arriva questo articolo.
Ma, a essere sinceri, questa squadra non merita più nemmeno un pezzo.
Non merita approfondimenti, non merita analisi tattiche, non merita nemmeno la passione che ci ostiniamo a spendere ogni settimana.
Siamo alla nausea.
E non è un modo di dire: Fiorentina–tifosi, in questo momento, è un rapporto logorato, stanco, tossico. Perché puoi perdere, puoi attraversare un periodo difficile, puoi mancare una partita. Ma quello che sta accadendo oggi non è un “momento no”: è una resa.
E allora parliamoci chiaro.
Parliamo dell’altarino che nessuno ha il coraggio di svelare.
Perché il disastro non nasce oggi.
Non nasce dalla sconfitta col Sassuolo, non nasce dal teatrino ridicolo di Kean che litiga con Mandragora per un rigore e poi non esulta manco a strapagarlo.
No.
La verità è che questa squadra si è rotta dentro.
Il vero problema della Fiorentina? Il gruppo… non è più un gruppo
C’è stato un momento – e non serve un investigatore per capirlo – in cui qualcosa nello spogliatoio si è incrinato.
Non una semplice discussione, non il fisiologico scazzo da allenamento: si è rotto un equilibrio.
Da lì, i rapporti si sono sfaldati.
I giocatori non si parlano più.
In campo si evitano come la peste.
Non c’è comunicazione, non c’è empatia, non c’è voglia di condividere fatica e responsabilità.
Si guardano di traverso, accusano l’altro, aspettano il suo errore per salvarsi la coscienza.
È un “si salvi chi può” continuo e penoso.
La squadra è diventata una somma di individui.
E una somma di individui non vince nemmeno contro la Primavera.
Altro che moduli.
Altro che mercato di gennaio.
Altro che “serve un cambio in panchina”.
“Anche se arriva Guardiola, non cambia niente”
Lo dico senza esagerare:
puoi chiamare Pep Guardiola in persona, puoi far tornare Klopp, Mourinho, il Re Mida del calcio… ma la musica non cambia.
Perché non è un problema di allenatore.
È un problema di uomini.
Di personalità.
Di responsabilità.
Di orgoglio.
Se non fanno pace con se stessi, se non si guardano negli occhi, se non ricompongono il gruppo, possiamo anche rimettere Batistuta prima punta e Rui Costa trequartista — non cambierà nulla.
Questa Fiorentina oggi è emotivamente morta.
E lo vedi da tutto: dal linguaggio del corpo, dalle non-esultanze, dalle facce inguardabili dopo ogni errore, dal nervosismo rancido che si respira anche attraverso uno schermo TV.
Il caso Kean-Mandragora: la fotografia perfetta della disfatta
Il rigore di ieri non è un episodio.
È uno specchio.
È la rappresentazione teatrale di uno spogliatoio che non esiste più.
Un giocatore che litiga per tirare un rigore mentre la squadra affonda.
Un altro che segna e nessuno, ma proprio nessuno, sente la voglia o il dovere di abbracciarlo.
Un gruppo che dovrebbe essere unito e invece sembra composto da estranei costretti a condividere lo stesso autobus.
E noi, da fuori, dovremmo ancora fare analisi?
Dovremmo ancora cercare la giocata, la tattica, la “fase di non possesso”?
Ma per favore.
Una stagione buttata via da loro — solo da loro
Il responsabile non è il calendario, non è la sfortuna, non sono gli arbitri.
Il responsabile non è nemmeno l’allenatore.
La verità è semplice e brutale:
La stagione è stata distrutta dai calciatori.
Dal loro ego.
Dalla loro divisione.
Dalla loro incapacità di fare gruppo.
E finché non risolveranno questo, possiamo solo prepararci all’ennesima disfatta.
Questo è quanto.
Un articolo che avrei voluto non scrivere.
Una verità che avrei voluto non vedere.
Una Fiorentina che avrei voluto continuare ad amare senza soffrire ogni maledetta domenica.
Ma questa, oggi, è la realtà.
E negarla sarebbe disonestà verso Firenze, verso i tifosi… e verso noi stessi.
Scugnizzo Viola
