Rubino: "L'infortunio mi ha rallentato, sono felice di avere continuità a Carrara con Pagliuca"
L'ex giocatore viola ed ora in B ha parlato del suo momento a Carrara
Una zuccata vincente che vale tre punti pesantissimi e regala la prima affermazione in campionato alla Carrarese contro il Padova. Il protagonista assoluto della giornata è Tommaso Rubino, trequartista di proprietà della Fiorentina, che ai microfoni de La Nazione ha raccontato le sue emozioni, il suo ruolo e l'evoluzione tattica della squadra.
«Incornata da tre punti? Bravo Parlanti a metterla lì»
Alla domanda se quello contro i veneti sia stato il suo gol più bello in maglia azzurra, il giovane talento risponde sorridendo:
«Anche quello con l'Avellino non era stato male, ma forse sì. Diciamo che quella di inserirmi è un po' una mia prerogativa, ma sono cose che comunque alleniamo. Dipende, poi, dai momenti e dall'avversario. Io in quell'occasione ho visto un buco e mi sono buttato: è stato bravo Parlanti a mettermela lì. Dico la verità: sono un po' stupito anch'io di aver segnato 2 gol su 3 di testa, ma se vengono anche così meglio, noi li prendiamo volentieri».
Il ruolo e la crescita tattica
Nonostante la spiccata attitudine all'inserimento e al gol, Rubino ha le idee molto chiare sulla propria collocazione in campo e sul futuro:
«Il mio ruolo di base è quello di trequartista e mi trovo meglio a farlo in alcune situazioni, ma mi piace giocare anche da mezzala perché in ottica futura può essere importante saperla fare, visto che ci sono sempre meno squadre che giocano col trequartista».
Dopo un avvio di stagione complicato da un problema fisico, la voglia di riscatto è tanta:
«Meno male che è arrivato il gol e abbiamo vinto, è andata bene così. Purtroppo nelle prime giornate io ho avuto questo infortunio che non ci voleva e che mi ha lasciato fuori dai giochi, ma ora sto bene e non vedo l'ora che si rigiochi già contro il Modena».
Il cambio in panchina: «Da Calabro a Pagliuca cambia il modo di dominare»
Infine, il trequartista ha tracciato un confronto tra la gestione passata di Antonio Calabro e quella attuale di Guido Pagliuca:
«Sono due modi di giocare differenti. Magari con Calabro era un tipo di calcio più verticale, mentre con Pagliuca cerchiamo di avere di più il possesso della palla e di dominare, tra virgolette, la partita. Calabro aveva sempre più il concetto di andare sull'attacco della profondità e sulle punte con più velocità, mentre ora abbiamo un gioco più manovrato».