Ognuno ci arriva a modo suo. Chi soffrendo, chi provocando, chi sbarrando le porta, chi sorprendendo tutti con un pugno di parole: «Ho già deciso cosa farò, ma lo dirò tra due mesi». Un lampo nel grigio.

Pioli Stefano, professione allenatore, quello che «È tanto una brava persona ma…», ha deciso che ogni tanto rompere lo schema ci può stare.

Nessuna battuta ironica, nessuna rivendicazione egopatica. Solo un concetto implicito: sono educato, mica bischero. È così che la Fiorentina torna nel suo mondo fatto di complicazioni esistenziali, che sono più o meno le solite. Legami che all’improvviso si spezzano, e ricomincia la solita tiritera, fatta di toto allenatori e scenografici arcobaleni viola purtroppo criptati, però.

Comunque basta non splafonare, chiaro. Il fatto è che Pioli ha capito l’andazzo. Nessuna proposta seria di rinnovo, lui nell’occhio del ciclone e una società che spende poco e spesso maluccio. Il tutto in un progetto giovani coi giovani migliori che rischiano di finire sul mercato. Insomma, un mese e mezzo alla semifinale di Coppa Italia e una “quasi” certezza in testa: se esco ci sta che mi mandino via, se vinco la coppa meglio alzarla al cielo e lasciare un bel ricordo.

La Repubblica Firenze