[…] Batistuta non faticava mai a vedere la porta. La Fiesole urla il suo nome, poi il coro diventa una canzone. Gabriel Omar Batistuta saluta con la mano. Altri tempi. Altra Fiorentina.

La Roma gioca un bel primo tempo ma la Fiorentina lo chiude in vantaggio grazie a un rigore per un fallo di Olsen su Simeone. L’attaccante, smarcato da un retropassaggio sbagliato di Under, si allunga la palla rischiando di buttare al vento l’occasione della vita. Sul contatto col portiere ci sarà molto da discutere, ma l’arbitro non ha dubbi e Veretout (straordinario) ancora meno. L’uno a zero è un bel regalo (di Under, soprattutto) e gestirlo non è facile. Così Pioli reinventa un po’ la squadra. Se Pjaca sta in panchina, Mirallas non si sa bene dove sia. Il belga non si accende mai, giocando in fotocopia col collega croato rimasto fuori.

Il tecnico cambia uomini e modulo: entra Edimilson, esce Mirallas e la squadra si schiera con un 4-2-3-1 che aiuta Gerson (a destra) a trovare un po’ di campo e Simeone a vivere meno in solitudine. La Roma tecnicamente e fisicamente è più forte, ma la Fiorentina ha un Pezzella superbo, e anche Vitor Hugo se la cava bene. La rete di Florenzi arriva dopo una respinta corta di Lafont, ma il portiere fino a quel momento, a parte un rischiosissimo intervento a inizio partita, se l’era sempre cavata bene e con grande personalità. Almeno due bellissime parate lo assolvono nel giudizio finale.

In ogni caso la sensazione complessiva che resta addosso è sempre la stessa: c’è Chiesa, quello che riparte, ci prova, inventa, è ovunque. Il resto vive su un altro pianeta. Veretout, Pezzella e Milenkovic, gli unici acquisti di livello in due anni, stanno al passo con il giovane gioiello della Nazionale. Ma sul resto si potrebbe discutere a lungo. Certo, il terzo 1-1 di fila non aggiunge entusiasmo. Ma fosse andata male per Pioli sarebbe iniziato un periodo delicato, visto che i primi a soffiare dubbi in giro di solito sono quelli che assumono gli allenatori. Il solito giochetto. E d’altra parte anche il tecnico ha le sue responsabilità.

Ma con i prestiti non si costruiscono sogni, semmai si cerca di vivere alla giornata immaginando un futuro diverso. La Fiorentina comunque non è così male. E, fortuna sua, al posto del gioco ha il carattere. Che non è poco. E non lo puoi vendere, per fortuna.

Benedetto Ferrara, La Repubblica