2 Dicembre 2021 · 02:50
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Quando Pazzini a Roma confidò: “Vieri non è piu forte di me e in giro non ce ne sono molti..”

Bisognerebbe avere la testa dei trent’anni a venti, specialmente nel calcio. Se Giampaolo Pazzini avesse affrontato la sua esperienza fiorentina con l’attuale serena maturità, la Fiorentina avrebbe risolto per un decennio il problema del centravanti e probabilmente oggi lui farebbe da chioccia a Simeone.

Diceva di non pensarci troppo al gol, ma mentiva a stesso, perché quando rimaneva all’asciutto la tensione lo logorava. La famosa ansia da prestazione colpisce anche su un verde prato con le righe bianche. Il «Pazzo» arrivò a Firenze nel gennaio 2005 e Zoff lo accolse etichettandolo come giovane sconosciuto più o meno di belle speranz e.

Lo svantaggio di essere toscano e, appunto, un’eccessiva sensibilità fece il resto, e così la sua esperienza in viola è stata alla fine tutta un «vorrei, ma non posso». Pochi gol (belli) in rapporto alle partite giocate e tre ombre pesantissime: Toni, Vieri e Gilardino, fino al divorzio rabbioso con Prandelli. Nel novembre 2007 segnò alla Lazio una rete tanto facile quanto importante e ridicola.

Un gollonzo, propiziato dalla follia di Ballotta, che gli regalò il pallone da spingere a porta vuota e con annessi i tre punti della gara.

Era l’epoca in cui la balia Vieri aveva cominciato a metterla dentro con una certa continuità e il pazzo diceva «Non sono affatto inferiore a lui e a dirla tutta non ne vedo troppi più bravi di me in Italia», si lasciò scappare negli spogliatoi di Roma davanti ad una piccola folla di amici in cui si erano intrufolati un paio di giornalisti. Gli undici anni successivi di carriera hanno dimostrato che il «Pazzo» non aveva poi tanto torto.

Corriere fiorentino

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