Cesare Prandelli ha ricordato la stagione 2006/07, a Firenze, sulle colonne di Stadio. “Noi partivamo con una penalizzazione di 19 punti che diventarono 15 dopo qualche giornata. Quando vinci un po’ di partite e sei sempre a -11 mentre gli altri sono già a +7, +8, diventa complicato psicologicamente. Allora, per dare morale, avevamo messo nello spogliatoio le due classifiche, quella virtuale e quella reale e ogni tanto dicevo: signori, ricordatevi che noi siamo qui. C’era una simbiosi unica fra squadra, tifoseria e città, noi non ci siamo mai sentiti soli e siamo riusciti a fare un’impresa, perché è stata una grande impresa. Quando raggiungi quegli obiettivi inaspettati, insperati e particolarmente difficili e impegnativi, è perché hai trovato un’unione straordinaria con la città e i tifosi. Ricordo che ogni settimana Jorgensen ci portava il cibo danese dopo l’allenamento. Le prime volte eravamo scettici, ci chiedevamo: ma che mangiamo? Poi invece è diventata una bella abitudine. In ritiro venivano le famiglie, le fidanzate, le mogli, i bambini, ed era un momento particolarmente aggregante”.