Di Giorgio Micheletti 

Viareggio, domenica 9 dicembre, ore 12.15.

In centro incontro un amico che più viola non si può. Gli chiedo: “vai a casa a vedere la partita?” risposta: “nemmeno per sogno, mi hanno talmente disilluso che non ho più la forza di soffrire né allo stadio né davanti alla tv”.

Ieri edizione di Repubblica a firma Benedetto Ferrara: ’la distanza tra il sentimento e il campo sta crescendo’.

Questi due estremi sono quelli che devono a mio parere più preoccupare in vista del derby di domenica. Perché sono elementi che preparano finali a dir poco pirotecnici a seconda di come andrà la partita. Anche se la possibile vittoria non dovrà cancellare le difficoltà tecniche individuali e di squadra. Ma la possibile sconfitta potrebbe invece finire di esacerbare gli animi stressati da questo momentaccio con scene difficilmente ipotizzabili,ma qui bisognerebbe vedere quanta distanza c’è tra ‘sentimento e campo’. 

Una cosa sembra però certa: chi ha chiesto novità, e io sono tra questi, dovrebbe per forza di cose essere accontentato viste le tre squalifiche e le scelte quasi obbligate che Pioli dovrà fare. 

Si parla di Noorgard che per bocca dello stesso tecnico era quello che avrebbe potuto restituire al gioco della Viola Veretout a tutto tondo. Si parla di Vlahovic anche se Simeone si è sbloccato, si parla di un centrocampo con più muscoli e meno piedi. Personalmente vorrei vedere per tutta la partita la stessa squadra degli ultimi minuti di Reggio Emilia, mi frega poco il nome di chi gioca. Personalmente vorrei capire che nelle vene dei giocatori c’è sangue e non acqua. 

Personalmente vorrei vedere gente che impersonifica il monologo di Al Pacino in ‘Ogni maledetta domenica’ e che lotta con il compagno e per il compagno a difesa e conquista di un centimetro. 

Perché così si costruiscono vittorie, gruppo, squadra, perché così si azzerano le distanze tra sentimento e campo, perché così si riconquistano i tifosi.

Speriamo…