La notte del 24 agosto 2016 Alessio dormiva all’interno dell’hotel ristorante Roma, storico punto di riferimento nel cuore di Amatrice: dicono ci si mangiassela migliore amatriciana del mondo. Suo padre ne è (o forse sarebbe meglio dire ne era) il proprietario, e lui era lì per soddisfare le richieste dei clienti. Quando la terra ha tremato, è stato sommerso dalle macerie. E’ rimasto là sotto sei ore, è vivo per miracolo. “Mi ha salvato mia moglie, era con me ma è caduta subito dal letto, si è solo fatta male a una gamba, così ha potuto gridare e chiedere aiuto: io ero schiacciato, non potevo parlare, e senza di lei nessuno mi avrebbe trovato in tempo”. E’ stato il cognato a tirarlo fuori, scavando a mani nude prim’ancora che arrivassero i soccorsi. E’ rimasto diversi giorni appeso tra la vita e la morte. Poi si è svegliato dal coma, ma qualche danno l’ha subito: ha passato quasi due mesi in ospedale, in dialisi, e ancora oggi ha problemi ai reni.

Alessio Bucci era, ed è ancora, un tifoso della Juve. Ma non uno normale: un innamorato pazzo. Tanto che, per esempio, quando è stato costruito il nuovo stadio ha acquistato uno spazio per avere il suo nome accanto alla stella di Del Piero. “I miei amici di Torino mi chiedono: ma come hai fatto a prenderti un posto così importante da Amatrice, mentre noi che viviamo qui non ce l’abbiamo fatta? Semplice: sono stato il primo a telefonare alla società per comprarlo”. Non solo: allo Stadium è sempre stato un abbonato doc, da quando il nuovo impianto è stato inaugurato.

Nella stagione scorsa, ovviamente, Alessio non è potuto andare allo Stadium. Aveva altro da fare: doveva vivere. Non ci è mai andata nemmeno la moglie Tiziana, che lo accompagnava sempre. “Tutti e due in tribuna Omar Sivori, proprio dietro il presidente Agnelli: un posto meraviglioso. Ci erano costati quasi tremila euro l’uno, i nostri abbonamenti, seimila in due. Andavamo su in macchina, non ci perdevamo neppure una partita di Champions”. Tornato a una vita normale, o comunque alla vita, Alessio ha chiesto alla Juve di andargli incontro. “Ho domandato se potevano rimborsarmi gli abbonamenti, oppure se potevano spostarli alla stagione successiva, che poi sarebbe questa. Ho spiegato la mia situazione, il terremoto, il coma. Ho conservato tutte le mail. Mi hanno risposto che, al massimo, potevano riservarmi gli stessi posti, ma che avrei dovuto pagare di nuovo gli abbonamenti”.

Alessio non è indignato, semmai è ferito. Non nel corpo, quella è un’altra storia: nell’anima. “Provo una tristezza infinita, non mi sarei mai aspettato un comportamento così dalla società che amo da sempre e per la quale ho fatto di tutto. Ma un grande club non sempre è formato da uomini grandi, o sensibili. L’ha detto anche il sindaco Pirozzi: solo Juve e Inter non ci hanno aiutato”.

Il ristorante Roma ha riaperto da poco. Non nel cuore del paese, quello non esiste più, ma nell’area food, assieme ad altri locali storici di questo borgo meraviglioso e sfortunato. L’amatriciana continua a essere mondiale, Alessio continua a essere tifoso della Juve: “Sono andato alla partita, l’altro giorno. Adoro Torino, una città fantastica, forse sottovalutata. Ho provato un’emozione forte, come se fossi tornato davvero a vivere”. E pazienza se la Juve non gli ha restituito l’abbonamento in tribuna: “Ci sono cose più importanti, io lo so”.

 

Agresti, Calciomercato.com

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