Di Giorgio Micheletti 

Quando ho sentito a Sky l’intervista post partita a Chiesa dopo la vittoria del Milan nella quale si chiedeva “la zona Champions” è lì ci pensate? Mi sono venuti i pochi capelli che ho ritti in testa. 

Ma come: Firenze ha fatto tanto per non illudersi e per non mettere pressione sui giocatori e ora arriva il resto del mondo pallonaro a riproporre traguardi che sono obiettivamente difficili?

E’ vero che sono 6 punti in due partite ma sono più che altro frutto di una differenza di fondo dall’avversario (Empoli) e impresa individuale contro una squadra a pezzi (Milan). Non che la Fiorentina, cioè, abbia fatto vedere giocate mirabolanti o comportamenti spavaldi in campo, anzi a volte è tornata a balbettare come negli ultimi due mesi senza vittorie. Ma sono coerente con me stesso e quindi “il risultato non è importante, è tutto”. 

Pioli respira, la squadra respira, l’ambiente respira ma è attento. Ora arriva il mercato e sarà interessante capire se ci saranno strategie legate alla posizione di classifica o se invece si procederà, come diceva Totò, a prescindere. L’importante è che nelle due partite che mancano alla fine del girone di andata si continui a vedere quelle piccole operazioni di crescita di gruppo e individuali che si sono viste nel derby e a Milano. 

Che si veda un reparto, come quello della difesa che ha ritrovato il passo e la grinta dei tempi addietro. Che si vedano giocatori come Chiesa prendersi sulle spalle la responsabilità della squadra e delle giocate per decidere le partite. Che si veda Pioli non tornare a fossilizzarsi su posizioni tattiche che ormai hanno fatto il loro tempo. 

Poi sarà sosta per modo di dire perché il 13 gennaio c’è il Torino a Torino per la Coppa Italia, forse davvero l’unica manifestazione dove la Fiorentina può cercare di dare un senso alla sua stagione andando avanti il più possibile perché uscire ancora una volta così presto in questa manifestazione potrebbe davvero far saltare i nervi a qualcuno.