di Paolo Lazzari

Adesso diamoci un taglio. Sul serio. L’ennesimo attacco nei confronti di Federico Chiesa – ragazzo onesto, prima ancora di essere un grande calciatore – non può passare sotto silenzio. Le accuse del presidente della Spal, gravissime, rischiano si sommarsi agli episodi passati, contribuendo a costruire un’etichetta distante anni luce dalla realtà.

Perché mettere in discussione l’onestà di Chiesa, che rappresenta una città in funzione della fascia di capitano che indossa (seppur in assenza di Pezzella), corrisponde ad esporre alla berlina Firenze tutta. Perché un soprannome, un’etichetta, se ripetuti a manovella, rischiano di diventare un marchio a fuoco per la carriera di un giovane calciatore.

Così, bene ha fatto Cognigni a rispondere con forza al J’accuse del presidente dei ferraresi. Ma non basta: di fronte a questa tendenza ormai dilagante, tutti i fiorentini sono chiamati a prendere posizione.

Quasi inutile soffermarsi sull’episodio di oggi: rigore tutta la vita, a meno che non si tratti di un altro sport. La rabbia Spal, semmai, è stata alimentata dal fatto che il gioco avrebbe dovuto essere interrotto prima di farsi tutto il campo finendo per segnare.

Ma scambiare la causa con l’effetto non si può. Pensare di mettere in dubbio l’onestà di Federico, già patrimonio non soltanto della Fiorentina, ma anche della nazionale italiana, è un atteggiamento improvvido ed inconsulto, che rischia di minare ingiustamente la credibilità di un capitano e di una città.

Così, basta. Ancora una volta. E tutte le volte che servirà urlarlo forte, di nuovo.