di Paolo Lazzari

Ok, i bookmakers non ci credono. Neanche un po’. Quella contro la Fiorentina, al san Paolo, è considerata una pratica da sbrigare senza troppi affanni. Una vittoria che viene giù liscia, insomma, per la banda guidata da Sarri. E però, se è vero che il livello tecnico espresso dalle due squadre rimane fortemente sbilanciato verso la sponda azzurra, è d’altro canto necessario considerare gli ultimi accadimenti. Perché una squadra, prima che da un mucchio di calciatori professionisti, è composta di uomini. Ed è lì, negli interstizi più reconditi della mente umana, che può annidarsi il dubbio. Fino a proliferare.

Quale? Quello di essere diventati, d’un tratto, “umani”. Una squadra battibile e non più, come qualche settimana fa, un circo di palleggiatori imprendibili. Già, perché la psicologia pretende la sua tassa e, spesso, il conto è a nove cifre. Così, la sconfitta interna contro la Juve prima e quella esterna contro il Feyenoord poi, mettendo in discussione il primo posto e decretando la prematura uscita dalla Champions, hanno scalfito le certezze dei partenopei.

E’ stato lo stesso Sarri ad ammetterlo: “Là davanti non ci muoviamo più come prima”. Un momento “no”, certificato dai recenti insuccessi, dunque, probabilmente figlio del primo capo d’accusa al tecnico: giocano sempre i soliti che, ad un certo punto, risultano spremuti come arance. E, se a questo aggiungiamo il contraccolpo psicologico della doppia sconfitta – quello che insinua l’idea di essere vulnerabili, più che vulnerabili – ecco che la Fiorentina, da vittima sacrificale, si trasforma in potenziale carnefice.

Intendiamoci, sarà durissima. Ma un momento migliore per affrontare la squadra di Sarri, forse, non poteva esistere. Perché quando sono in confidenza, gli azzurri possono risultare quasi inarrestabili. Oggi no, probabilmente. Certo, esiste anche il pericolo opposto: che la rabbia induca Mertens e compagni a sfogarsi sul campionato. Ma, ad ogni buon conto, si è creato un potenziale spiraglio. Per uscire dal san Paolo con un punto o, chi lo sa, forse anche di più.

 

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