Due premesse veloci: la Fiorentina vista contro l’Udinese era stanca, lenta, morbida, faceva poca densità a centrocampo, era poco brillante in attacco. Seconda: l’Udinese non è così mal

e come ce l’hanno dipinta. Musso è un ottimo portiere, Samir, Sema, Trost-Ekong ed Opoku sono fisicamente superiori, De Paul, Jajalo e Mandragora formano un centrocampo eterogeneo, di qualità, Nestoroski ed Okaka (anche lui un gigante) darebbero noia a chiunque. Senza contare Lasagna che, infatti, è entrato ed ha avuto la migliore occasione per pareggiare (mostruoso Dragowski). Questo per dire che non deve sorprendere (e nemmeno deludere) l’1-0 striminzito rifilato da una squadra in salute (la Fiorentina) reduce da due vittorie e due pareggi, contro un’altra squadra (lo abbiamo detto) sottovalutata, sottostimata. Forse perchè allenata da uno (l’ex-juventino Igor Tudor) che a guardarlo sembra più un boscaiolo che un allenatore, e che in un’altra vita faceva lo stopper. Detto questo, se non proprio l’autobus, i bianconeri davanti alla porta avevano messo un pulmino, che si spostava sulla linea di porta a seconda di dove arrivava l’insidia. In più le perdite di tempo erano all’ordine del giorno, bravi i viola a non abbandonare la calma e mantenere lucidità. Fatte tutte queste premesse, oggi Montella doveva cambiare squadra. Qualcuno può dire: facile dirlo col senno di poi, e poi la partita l’abbiamo comunque vinta. Certo, non fa una piega, allo stesso tempo Montella si deve rendere conto di avere due Fiorentine a disposizione: una da casa (quella che verrà) con un centrocampista in meno ed un centravanti in più. Ed una da trasferta, quella attuale, schierata col 3-5-2, perfetta per difendere e ripartire. Oggi ad esempio, con un giro palla lento, macchinoso, con degli attaccanti appannati (Ribery era dal 2014 che non giocava 5 gare consecutive), con un pressing meno efficace del solito, uno come Vlahovic al quale dare palla e far salire la squadra, sarebbe stato l’ideale. Come cosa buona e giusta sarebbe stato saltare il centrocampo (Badelj, mezzo infortunato, è stato impalpabile) e cercare il centravanti boa, che (magari) con una spizzata, un colpo di testa poteva concludere e/o liberare un compagno che si inseriva. Insomma, noi crediamo che questa Fiorentina col 3-5-2, con due punte di movimento ed un centrocampo di ragionatori, abbia fatto il suo tempo. Almeno con le squadre che si chiudono e ripartono. Dopo la sosta ci sarà il Brescia fuori casa ed allora (forse) si potrà riproporre il solito schema, anche perchè Pedro dubitiamo che sarà pronto. Poi la Lazio in casa, ed anche lì (considerata la forza dell’avversario) l’aeroplanino potrebbe scegliere la prudenza e… la ripartenza. Ma dal 3 novembre, trasferta a Sassuolo, e poi Parma in casa, Cagliari e Verona in trasferta, Lecce in casa per gli ottavi di Coppa Italia, non ci devono essere scuse: la difesa a tre non si tocca (ora capiamo perchè Caceres ha vinto sei scudetti con la Juventus), il trio avanzato Ribery, Chiesa, Pedro (o Vlahovic) nemmeno, cambia il centrocampo. Difficile rinunciare a Castrovilli, ed anche i due laterali-crossatori Lirola e Dalbert (ora che ci sarà un centravanti da imbeccare) sarebbe un delitto lasciarli fuori. Restano Badelj e Pulgar che, non a caso, sono due doppioni. Purtroppo in 12 non si può giocare. Comunque, chi vivrà vedrà, quello che chiediamo a Montella è un po’ più di coraggio, in una stagione interlocutoria, di transizione, dove è preferibile rischiare di vincere che aver paura di perdere. A lui la scelta, ma Firenze ha finalmente il diritto di divertirsi. Tanto in serie B, non ci andiamo.

  1. Chiudiamo con due singoli, che venivano da esperienza diverse. Da vulgate diverse. Il primo si è preso la rivincita, il secondo si è preso… la conferma. Anzi, la definitiva consacrazione. Parliamo di Bartlomiej Dragowski e Franck Ribery. Il polacco ha salvato il risultato. Letteralmente. Si dice che il bravo portiere è quello che fa una (solo una) parata in 90 minuti, ma la fa decisiva. Ecco, la smanacciata su Lasagna a metà ripresa (tra l’altro subito dopo il vantaggio di Milenkovic), vale tre punti ed una dose massiccia di autostima. Nella settimana in cui Lafont è stato grande protagonista col Nantes, nel momento in cui mancava la prodezza del portiere. Per dire che la Fiorentina sta maturando, sta diventando grande, sta crescendo nel gruppo e nei singoli. Su Franck Ribery che dire? La gara con l’Udinese non è stata la sua migliore, però il francese (anche se non fa miracoli) in campo si sente. Trascina la squadra, preoccupa gli avversari, sopratutto corre e lotta fino alla fine. Nonostante i 36 anni suonati. E quello dell’impegno, del sacrificio, è il migliore passepartout per il cuore dei tifosi. Ed infatti, ieri a fine partita, è stato bellissimo sentire il francese intervistato a bordo campo e la Fiesole dedicargli il coro che fu di Stefan Schwarz. Un coro ritmato col battito di mani ed il nome: “Franck”. Come se fosse un nostro amico da sempre. Schwarz faceva il mediano e lasciava il campo senza una stilla di sudore addosso, Ribery fa l’ala, l’esterno, il fantasista, il realizzatore, fa di tutto… e lascia il campo senza una stilla di sudore addosso. Cambiano i fattori, ma il risultato non cambia. Da qui l’amore della “Fiesole”, l’amore di Firenze, per Franck Ribery.