1 Dicembre 2020 · 16:05
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Mihajlovic: “Firenze? Così bella e così ostile nei miei confronti. Sono stato un cuscinetto. Gli ultras…”

Il duro ritratto di Firenze fatto da Mihajlovic nel suo libro

Un momento di passaggio che, dieci anni dopo, Sinisa Mihajlovic racconta dal suo punto di vista nel libro scritto insieme al vicedirettore della «Gazzetta dello Sport» Andrea Di Caro. Nel suo «La partita della vita» (ed. Solferino) Sinisa dedica un intero capitolo a quell’esperienza difficile a una “Firenze così bella da lasciarmi senza fiato, così ostile nei miei confronti da non comprenderne il perché”. Un ritratto duro, quello di Sinisa, di una città in cui è difficile lavorare e con cui non è ma sbocciata davvero l’alchimia. Appunto. “Tra un grande amore e un altro serve una storia cuscinetto. E, mio malgrado, quel cuscinetto sono io”, scrive l’allenatore serbo.

Ma è il rapporto conta tifoseria a rendere l’avventura di Mihajlovic, a suo parere più difficile di quello che già sarebbe trovandosi a fare i conti “con una squadra vuota nella testa e nei muscoli”. Sinisa racconta il confronto durante il ritiro estivo con i tifosi a cui “chiedo di lasciarci lavorare tranquilli”.

Che proprio ripensando alla sua avventura a Firenze prende spunto per una riflessione sul ruolo degli ultras nel calcio e su quanto possano incidere sulla costruzione di una squadra. “È giusto, opportuno, lecito contestare un tecnico anche dopo una vittoria, facendo sfociare il dissenso in insulti? Può bastare pagare un biglietto per ritenersi liberi di attaccare, denigrare, invitare all’esonero? Siamo proprio sicuri che sia normale trasformare uno stadio in un Colosseo dove con il pollice alzato o abbassato decide il destino di un uomo? Fino a che punto una curva può invocare una decisione arrivando a pretenderla?”. “Sono stati anni in ogni caso utili per trarre conclusioni importanti. La prima è che non è mai sano lavorare in un ambiente ostile”. Lo riporta il Corriere Fiorentino.

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