di Paolo Lazzari

Come ti riduco la Fiorentina. No, non è davvero il caso di avvilirsi oltre, però il fatto è che le cose stanno sotto gli occhi di tutti. Perché il ricordo della musichetta Champions sferraglia ancora in fondo agli occhi dei tifosi, così come il gesto della mitraglietta di Bati o l’inchino del Fenomeno. Così, quando il passato sembra tanto lontano da non poterlo quasi più pensare, fa ancora più male.

A maggior ragione, se confrontiamo la Fiorentina che fu – quella banda tutto orgoglio e talento che dava battaglia, da Wembley al Camp Nou – con quella di oggi, undicesima, triste, per troppi versi sbagliata. Ma come si è passati dall’essere una medio-grande a diventare una medio-piccola? Dove si è creato il corto circuito?

La recente storia viola ci racconta di un’involuzione – anzi, di un’evoluzione che inciampa (direbbe Gabbani) – confezionata in 3 mosse (ma potremmo scrivere un bestseller, a tal proposito).

La prima: il distaccamento della famiglia Della Valle dalla squadra, dal tifo e dalla città. Il rapporto si è inevitabilmente incrinato e questo ha avuto riflessi concreti anche sull’aspetto sportivo: una proprietà lontana incide davvero in modo relativo. Anzi, se niente c’è, cosparge le menti dei calciatori di pensieri malfermi.

La seconda: il monte ingaggi drasticamente abbassato. Vero che c’era da rientrare con i conti, ma non veniteci a raccontare che va tutto bene così. Banalmente, se sei disposto a pagare di più hai l’opportunità di accaparrarti i migliori. Il calcio non è quasi mai una scienza esatta ma, in questo caso, vi sorprendereste di come due più due riesca a fare spesso quattro.

La terza: il mercato sbagliato. Questa è collegata direttamente alla precedente, ma non soltanto. Incombe – inevitabilmente – la responsabilità di Corvino. Simeone si muove bene ma non segna. Eysseric è un oggetto misterioso. Biraghi non sarà mai Alonso. Thereau preso l’ultimo giorno, per fare da chioccia, ci racconta di un progetto confusionario.

Di fronte a tutto questo, cosa fare? Cosa sperare? Lo zoccolo duro del tifo ha già scelto: addio ai Della Valle. Non hanno più fiducia nel fatto che i fratelli marchigiani possano rilanciare, complici i 15 anni di mancati successi. Molti altri, invece, si dicono ancora disposti a credere nel progetto: una squadra imbottita di giovani, promesse e scommesse – davvero – non potrà fare di più, almeno oggi. Attendere l’anno prossimo, quindi, per chi avesse la pazienza di farlo.

 

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