Lotito durissimo: "I calciatori della Lazio si cag*no addosso, magari avessero i miei attributi in campo"
Il presidente della Lazio ha attaccato la squadra e tutto il pubblico biancoceleste oggi a Montecitorio
Parlando a ruota libera con i cronisti alla buvette di Montecitorio, il presidente della Lazio e senatore di Forza Italia, Claudio Lotito, ha affrontato senza filtri le pesanti critiche della tifoseria biancoceleste. Riguardo a una possibile pace con l’ambiente, il patron ha respinto ogni accusa con decisione: “Non lo dovete chiedere a me, io non ho mai fatto la guerra a nessuno”, ha chiarito, scaricando la colpa su qualcuno che “l’ha alimentata anche dentro la società”. Pur dicendosi comprensivo verso il pubblico, ha rimarcato con forza la divisione dei ruoli: “Il tifoso è proiettato sull’oggi, vuole vincere, capisco le frustrazioni, ma il tifoso deve tifare. Io faccio il presidente e voglio rendere la Lazio immortale, indipendente anche da Claudio Lotito. Devo tutelare la storia della Lazio, non posso farla fallire”.
Nessuna diplomazia è stata usata nei confronti del cantante Tommaso Paradiso, che in una lettera aperta lo aveva accusato di aver allontanato la gente dallo stadio. “Sticazzi”, ha replicato secco il numero uno biancoceleste, aggiungendo poi con distacco: “Io non ascolto la musica, non ballo, non ho tempo. Dormo tre ore a notte, poi lavoro. Non so chi sia questo Tommaso Paradiso. Comunque, ognuno può scrivere quello che vuole ma sempre nel rispetto della legge”. Anche di fronte al problema degli spalti vuoti, Lotito non ha mostrato cedimenti: “Lo dovete chiedere a quelli che non vengono, mica li posso inchiodare. Non vogliono venire? Non vengano… Forse a Roma i tifosi non ci stanno, ma in tutto il mondo ce ne sono tantissimi, anche in Cina…”. Incalzato dai giornalisti, ha però concesso un'apertura parziale sui risultati sul campo: “Sul risultato hanno ragione: abbiamo perso con le squadre piccole e abbiamo vinto con le grandi. Qualcosa non ha funzionato”.
Il presidente ha poi ammesso apertamente che il bilancio della stagione è negativo, definendola una situazione “andata male, una stagione maledetta con migliaia di infortuni”. Tuttavia, ha rivendicato i propri meriti nella gestione del club: “Io non mi devo scusare di niente, se non dei risultati che non sono venuti. Forse all’inizio dell’anno ho delegato troppo, poi ho ripreso la società in mano e i risultati sono venuti”. Nel farlo, si è descritto come uno scudo umano per il club, lanciando anche una frecciata ai rivali della Roma: “Io faccio pure l’ammortizzatore sociale, ’sti stronzi sennò con chi si sfogano? Faccio pure il pungiball, Friedkin invece è un fantasma…”.
L'amarezza per i passi falsi decisivi, come la finale di Coppa Italia e il derby, rimane evidente, ma per Lotito la colpa è interamente della squadra: “Prendi un gol da calcio d’angolo e poi il secondo uguale, ma vuoi mettere qualcuno che marca? In campo mica ci vado io…”. Nemmeno l'assenza del pubblico è una scusa sufficiente per giustificare la sconfitta contro l'Inter, dove, a detta sua, è stato fatto tutto da soli tra autogol e reti divorate: “Che cosa ha fatto l’Inter per vincere? Abbiamo fatto tutto noi. Se i giocatori avessero gli attributi che c’ho io sarebbe già finita la partita, non c’è storia per nessuno. Il problema è che quando vanno in campo si cacano sotto…”.
Il patron ha infine concluso chiedendo tempo alla piazza, rilanciando con progetti economici dal sapore internazionale: “Il tifoso deve avere pazienza: al 30 di novembre del 2027 finiscono tutti i debiti fatti dagli altri, dagli scienziati esperti di calcio prima di me”. Una svolta che, nei suoi piani, permetterà di recuperare trenta milioni di euro all'anno di cassa, ponendo le basi per il definitivo salto di qualità finanziario: “Poi sto facendo lo stadio e sto quotando la Lazio al Nasdaq di New York, capitalizzerà un miliardo e mezzo, tre con lo stadio: do you understand?”.