Di Giorgio Micheletti 

Quello che mi lascia un po’ sorpreso in questi giorni post Juventus (a proposito complimenti a Salica uno dei pochi uomini di società-calcio all’interno della Fiorentina per aver telefonato privatamente e non affidato a uno scritto pubblico le scuse a Marella Scirea) è che ci si preoccupi tantissimo del futuro con un intreccio di nomi in arrivo e di altri in uscita e poi per affrontare domenica il Sassuolo si parli di conferme a tutto spiano. 

Mi spiego meglio: lo so che le querce non fanno i limoni e che se i giocatori sono questi, con questi bisogna fare. Ma trovo assurdo che non si cerchino altre strade, altre soluzioni. Sentire dai giocatori dopo la batosta bianconera dire che bisogna stare zitti e lavorare mi fa dubitare che nel calcio ci sia anche un apporto mentale, cosa che invece la genia degli allenatori continua a professare ad alta voce. 

Quindi se è vero che le variazioni in campo sono esclusive di chi sta in panchina,ora, da subito, da Reggio Emilia mi aspetto che Pioli faccia davvero qualcosa per presentare una Fiorentina diversa. Faccia qualcosa per scuotere un ambiente che storicamente non è abituato a vivere nella paura e che a maggior ragione non riesce a farlo ora per la giovane età dei ragazzi. 

Domenica è diventata forse la partita più importante della stagione: non vincere vorrebbe dire scivolare sempre più in basso creando uno stato di terrore le cui conclusioni sono difficilmente immaginabili. 

E non vorrei che i richiami numerici alle prestazioni Sinisa-Delio paragonati a questo momento della Fiorentina siano profetici di un esito che nessuno vuole ricordare e tanto meno vivere. E siccome, ripeto, le querce non fanno i limoni sta all’agricoltore trovare un modo diverso di ottimizzare il raccolto: fuor di metafora ora più che mai Pioli è chiamato in causa. 

Perché gennaio è lontano e potrebbe anche esserlo troppo, perché ora deve dimostrare di avere quelle doti di allenatore che tutti gli hanno riconosciuto quando le cose andavano bene. Ora, per parafrasare un vecchio detto del giornalismo radiofonico, è ‘Pioli, un uomo solo al comando’.