Lavezzi accusato di fumare Marijuana, interviene Messi: “Basta falsità sull’Argentina”

Lavezzi, accusato dalla stampa di non aver giocato per punizione, andrà per vie legali

epa04523956 FC Barcelona's Argentinian forward Leo Messi (L) talks with compatriot Ezequiel Lavezzi (2-L) of Paris Saint Germain at the end of the Champions League group F soccer match between Barcelona and Paris Saint Germain at Nou Camp stadium in Barcelona, Spain, 10 December 2014. EPA/TONI ALBIR

In Argentina scoppia un caso Lavezzi, e la nazionale guidata da Messi urla: “Basta bugie, ora entriamo in silenzio stampa”. L’ex attaccante del Napoli è stato accusato da un giornalista di aver fatto uso di marijuana e ieri, dopo la vittoria sulla Colombia, la risposta e’ arrivata con un breve discorso di Leo Messi, alla testa di tutta la squadra, nel quale è stato annunciato il silenzio stampa. “In passato abbiamo già subìto tante accuse e mancanze di rispetto e non abbiamo mai detto niente. Ma stavolta si è passato il limite”.

“L’accusa rivolta ad Ezequiel Lavezzi è molto grave e se non dicessimo nulla, la gente crederebbe che è vera – ha aggiunto Messi – Invece di limitarci ad un freddo comunicato, abbiamo preferito venire a dirvelo apertamente, ma da ora non risponderemo più ad alcuna domanda”.

Gabriel Anello, giornalista di Radio Mitre, si era chiesto, scrivendo su un social network, se l’esclusione di Lavezzi dalla partita con la Colombia fosse motivata dalla sigaretta di marijuana fumata nel ritiro della Seleccion. Lavezzi, già prima della partita con la Colombia, ha fatto sapere di voler far ricorso alle vie legali contro il giornalista “per le sue false dichiarazioni e per i gravi danni causati alla mia famiglia e al mio lavoro”.

La punta dell’Hebei China Fortune, reduce da uno stop di cinque mesi per infortunio, era stato convocato a sorpresa da Bauza per il doppio impegno di questa tornata di gare di qualificazioni e nel ko di giovedì scorso contro il Brasile era rimasto in panchina. La decisione di spedirlo invece in tribuna ieri contro la Colombia era stata descritta dai media come “puramente tattica”.

Una volta scoppiato il caso, è stato subito ricordato il precedente del ’98 quando, poco prima del Mondiale in Francia, sui giornali argentini si lesse che Juan Sebastian Veron era risultato positivo ad un controllo antidoping interno. Il medico della Nazionale Luis Seveso confermò l’esistenza di una positività (ma non di chi) e spiegò che altre avrebbero potuto emergere a causa di un farmaco anti-influenzale da lui somministrato ad alcuni giocatori. Il ct Daniel Passarella non rinunciò al centrocampista né ad altri.
Ansa.it

Scarica l’APP di Labaro Viola per Android e per iOS

Comments

comments