di Paolo Lazzari

Deo gratias: la Fiorentina torna a consegnare le chiavi del centrocampo ad un regista puro. A confermarlo è stato nientemeno che Daniele Pradè, nel corso della conferenza stampa di questa mattina. Un fautore di gioco, dunque. Un accentratore. Un metronomo come fu Pizarro (magari), capace di alzare la testa e scandire il ritmo della squadra.

Ma la rivoluzione della qualità non finisce mica qui. Sempre Pradè, stamani, ha confessato che la viola andrà in campo in sostanza con il doppio play: uno dei due centrali difensivi giocherà la palla, sostituendosi in fase di impostazione a chi sta davanti a lui, in caso di marcatura a uomo. Un’iniezione di freschezza a livello concettuale e pratico, con il ritorno al palleggio, a quel possesso palla prolungato che deve sfociare poi in imbucate letali per gli avversari.

Già, ma come? L’idea di Montella è quella di partire con un 4-3-3 che, in fase di non possesso, diventerà un accorto 3-5-2. Una volta recuperata palla, se la situazione lo consentirà, Chiesa (ammesso che resti, certo), agirà nelle vesti di seconda punta accanto all’attaccante centrale. Quando sarà la Fiorentina ad impostare, invece, il figlio d’arte ed un altro esterno rimarranno sulle corsie esterne per allargare il campo.

Qualità, fraseggio, gioco offensivo: tutto molto bello, a livello concettuale. La grande differenza, come sempre, la faranno gli interpreti.