La Repubblica in edicola oggi effettua un’istantanea della gara di ieri, contro il Crotone.

Due indizi (forse) non fanno una prova. Di certo, però, aiutano a farsi un’idea. E così, dopo quello col Chievo, la Fiorentina ha concesso il bis. Altroché poker. Un altro esame mancato. Un altro, brusco, passo indietro nel momento del salto in alto. Provare a metterci il cuore, poi, a volte non basta. E allora ecco che anche contro squadre come il Crotone (che fino a ieri aveva vinto soltanto col Benevento) arrivano tonfi che fanno male. E per fortuna che alcune delle concorrenti per quel famoso settimo posto hanno deciso di aspettare. Ha perso l’Atalanta, avevano perso il Milan (ma davvero, lotterà “soltanto” per questo piccolo obiettivo?) e il Bologna. Non la Sampdoria, però. Adesso, pur avendo giocato una partita in meno (deve recuperare il match con la Roma) lontana quattro punti. Tanti. Soprattutto se la Fiorentina è quella di ieri pomeriggio. «Dispiace ha commentato Pioli – perché abbiamo perso una grande occasione per costruirci un’altra classifica, ma sono convinto che ne avremo delle altre». Una squadra che, evidentemente, deve ancora trovare la piena maturità. «Troppi errori. Non siamo stati alla nostra altezza né dal punto di vista tecnico né dal punto di vista tattico», ha poi aggiunto. Ci sta. E qua tornano di moda tutti quei discorsi che, fino alla tripletta Udinese-Benevento-Torino, avevano accompagnato il cammino della banda di Pioli. La necessità di avere pazienza, il (complesso) percorso verso una piena, ma positiva, consapevolezza.
Qualcuno, forse, pensava fossero questioni risolte. Invece no. Basta (appunto) ripensare al 2-1 rimediato a Crotone. Il tecnico, confermando le sensazioni della vigilia, ha puntato sugli stessi uomini di sempre. L’unica eccezione (obbligata) stava nella presenza di Eysseric, al posto di Thereau. Tra i più attesi, l’ex Nizza, è stato poco più di un fantasma. Ha qualità, e si vede, ma trotterella su ritmi ancora totalmente inadeguati al calcio italiano. Figuriamoci contro una squadra come quella di Nicola. Affamata di punti e decisa a giocarsi la vita su ogni maledetto pallone. La differenza, nei primi 45’, è stata tutta lì. Nell’atteggiamento. Cattiveria, aggressività, corsa e concentrazione massima da una parte. Leggerezza, distrazione e superficialità dall’altra. E i due gol presi nel giro di un minuto ne sono stati plastica dimostrazione.