Una sentenza che ha fatto discutere molto, quella emanata dall’Adjudicatory Chamber dell’UEFA, sul caso Milan. Un dispositivo di 33 pagine che, dopo qualche settimana, è stato possibile visionare nella sua integralità e nella quale sono ripercorsi un anno e otto mesi di faccia a faccia tra il club rossonero e le camere d’investigazione e giudicanti della federcalcio europea.

Nel plico di 33 pagine c’è tutto quello che c’è da sapere sulla diaspora Milan-UEFA e che ha portato i rossoneri all’esclusione dalla prossima edizione dell’Europa League, decisione che il club ha deciso di impugnare davanti al TAS di Losanna e che con la nuova proprietà targata Elliott potrebbe subire una revisione. C’è veramente tutto: cifre, tabelle, indicazioni sui business plan e, soprattutto le spiegazioni temporali di alcune situazioni economiche che hanno portato a far si che l’UEFA esprimesse dubbi sulla continuità aziendale del Milan, sulla solidità della proprietà e, infine, al mancato rispetto della break-even rule con un passivo da 121 milioni di euro fatto registrare negli esercizi di bilancio che vanno dal giugno 2014 al dicembre 2017. E in più c’è una parte, dove la Uefa cita uno stralcio della relazione di bilancio redatta da Ernst & Young, secondo cui: “vi è un’incertezza che potrebbe sollevare dubbi significativi sulla capacità del Gruppo Milan di continuare a operare”.

DUBBI SEMPRE PRESENTI
Confermate, nelle 33 pagine, le indiscrezioni sui dubbi legati alla proprietà e ai soldi di Yonghong Li. L’UEFA, infatti, ha sempre chiesto spiegazioni chiare sul piano di rifinanziamento del debito e garanzie sulle iniezioni di capitale da parte della proprietà, in particolar modo quando era aperte l’ipotesi del voluntary agreement. Fortemente contestato dall’UEFA quello che, nei documenti, viene definito China Business, ovvero i ricavi che il Milan avrebbe dovuto avere entro il 2021 dallo sviluppo del mercato nel paese del Dragone. Nel primo Business Plan, la cifra totale indicata al 2021, era di 277 milioni di euro mentre la revisione pessimistica (indicata come worst case scenario) abbassava la cifra a 229 milioni. Nella rivisitazione del BP presentato a Novembre 2017, i ricavi dalla Cina scendono drasticamente a 128 milioni di euro.

RIFINANZIAMENTO NON EFFETTUATO
Altra opzione ricorrente è quella del mancato rifinanziamento del debito, con l’UEFA che sottolinea come, ad ogni incontro, la situazione fosse sempre “ongoing” e non è bastata nemmeno la documentazione dell’esclusiva siglata tra Milan e HPS Investment. In più, viene confermato dagli atti ufficiali, che l’Uefa ha chiesto a Yonghong Li di versare 165 milioni di euro su un conto di garanzia a copertura degli aumenti di capitale indicati dal piano presentato. Numeri, documenti e tabelle che non lasciano scampo a interpretazioni, così come le richieste di equità da parte del Milan, verbalizzate e scritte nero su bianco nel dispositivo.

Il Milan dunque con il subentro di Eliott spera di poter ribaltare la sentenza al TAS, visto che i dubbi sulla solidità della proprietà non esistono più

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