Ci sono momenti nei quali bisogna tacere. Ci sono ruoli per i quali una parola è poca e due son troppe. Ci sono persone che spesso (troppo spesso), per un senso di vanità ed esibizionismo, aprono bocca. E danno aria ai denti. Senza preoccuparsi di ciò che fuoriesce. Ci sono, infine, personaggi (sostantivo che racchiude bene la fauna sopra descritta) che a prescindere dovrebbero contare fino a dieci… prima di parlare. Sopratutto, dovrebbero farlo, al tempo del Coronavirus, una maledizione che non ha certo bisogno di elucubrazioni mentali. Il tempo del Coronavirus vuole silenzio, presenza a se stessi, assenza nelle strade, nelle infermerie, nei “pronto soccorso”. Il tempo del Coronavirus vuole solo assistenza, e conforto: medico, umano e professionale. A buon intenditor…

  1. GRUPPO IN UN INTERNO: Iniziamo con la foto di copertina che ritrae (8 marzo scorso) il gruppo della Juventus intento a festeggiare la vittoria sull’Inter. No, nessun errore, non si sta festeggiando la vittoria dell’ennesimo scudetto, è la foto di una semplice, singola, importante (ma non decisiva) vittoria di campionato. Qualcuno può dire: già ma con quei tre punti sono tornati in testa alla classifica. E allora? Si esulta così? Chiariamo subito, tutti sono liberi di esultare come e quando vogliono, ma per una singola vittoria… non si esulta così. Non succede normalmente, e noi si che di vittorie bianconere ne abbiamo viste (ahimè) parecchie. Insomma… non si esulta come se il campionato fosse appena finito. Eh già, perchè il problema sta tutto lì, e a ruota viene lo “sbaciucchiamento” ossessivo tra Buffon e Dybala (con gente accalcata annessa, una sull’altra) al momento del 2-0. Ripetiamo: un gol importante, in una partita importante, ma pur sempre di partita singola (e non decisiva) si tratta. A meno che… Stai a vedere che… Ultima chiosa: lo vedete il ragazzo in alto a destra? Quello è Daniele Rugani, difensore bianconero, il primo calciatore risultato positivo al Coronavirus. E allora, c’era bisogno di fare le ammucchiate in campo e nello spogliatoio? Oppure era meglio usare il cervello ed esultare come per ogni vittoria “non decisiva”? Ai posteri…

  2. SENZA LILLERI… Proseguiamo la galleria degli “orrori” con Andrea Agnelli. Per quanto riguarda il rampollo della (presunta) famiglia più importante d’Italia, c’è l’imbarazzo della scelta. Il ragazzo ha il dono (?) di sbagliare il 90% delle uscite. Pur non essendo un portiere. Ed il bello (o il brutto) è che lo fa senza accorgersene. L’ultima perla, datata 5 marzo 2020, recita:Ho grande rispetto per quello che sta facendo l’Atalanta, ma senza storia internazionale e con una grande prestazione sportiva ha avuto accesso diretto alla Champions. Giusto o meno, penso poi alla Roma, che ha contribuito negli ultimi anni a mantenere il ranking dell’Italia, ha avuto una brutta stagione ed è fuori. Con tutte le conseguenze del caso a livello economico. Bisogna proteggere gli investimenti”. Qui c’è poco da dire, l’evidenza unita alla cecità mentale è talmente palese che ogni commento sarebbe superfluo. Diciamo solo che, con poche parole, Agnelli ha calpestato De Coubertin, ha ucciso la meritocrazia, ha colpito a morte la voglia di aggregazione che ogni attività sportiva si porta appresso. Il messaggio è stato: se non hai i soldi… stai a casa! Non importa come te li sei fatti stì soldi (cioè, va bene anche se te li ha lasciati il nonno), importante è che tu li abbia. Sennò stai a casa!

  3. MORS TUA VITA MEA: Che poi uno può dire, se quello che deve stare a casa risponde al nome di Giampiero Gasperini, forse forse… Eh già perchè il buon allenatore della sorprendente Atalanta ne ha tirata fuori un’altra: “il calcio è un antidepressivo per la società italiana, bisognava continuare a giocare. Magari a porte chiuse, ma bisognava andare avanti”. Ipse dixit. La premessa è che Gasperini cresce nelle giovanili della Juventus, allena le giovanili della Juventus, matura e si modifica con la mentalità della Juventus. Ovvero: la vittoria innanzi tutto, a costo di passare sopra a cadaveri e similia. Quindi proviamo a tradurre il Gaspensiero: ma porca… un anno nel quale sto dando spettacolo, sono nei quarti di Champions League, mi chiudono il campionato? Mi sospendono le coppe europee? E non si sa se, e quando si ricomincia? Allora mi invento il discorso dell’anti depressivo, e peroro la mia causa. Che è quella, aggiungiamo noi, di inseguire la vittoria ad ogni costo, anche in periodo di pandemia. A tutto questo risponde Lotito (altro fenomeno) che si ostina a far allenare la squadra, per paura (ovviamente) di perdere il campionato. Poi, lascia stare che, giorno dopo giorno, la gente si ammala, muore, gli stessi calciatori si ammalano… ma io devo andare avanti. Devo vincere. Costi quel che costi.

  4. IL GATTOPARDO: Chiudiamo con due sprazzi (e spruzzi… non diciamo di cosa) afferenti alla politica. Innanzitutto la Lega Calcio. Ma come si fa, ci chiediamo, a mandare una squadra di calcio come la Fiorentina ad Udine, assicurargli la sera prima che si gioca, per poi rimangiarsi tutto la mattina dopo? Solo perchè una società a strisce bianconere (che non è l’Udinese, non è l’Ascoli, non è il Siena, non è il Cesena) vuole, ordina, pretende, esige di giocare a porte aperte? Col pubblico sugli spalti? Com’è possibile che una pletora di professionisti si prostri in modo così supino ed umiliante al Dio denaro? Che si genufletta in maniera cosi ridicola al potere politico ed economico della seconda squadra di Torino? Ancora una volta, ai posteri…

  5. PONZIO PILATO: Ultimo sprazzo, il ministro dello sport Spadafora che (anche lui) non ha la forza di imporre lo stop al campionato, e lascia la decisione alla Lega calcio. E’ un po’ una ripetizione del punto precedente, con un aggravante: che in questo caso stiamo parlando di un ministro della Repubblica italiana. Ma del resto, al tempo del Coronavirus, questa è la politica che ci meritiamo. Al tempo del Coronavirus, questa è l’Italia che ci meritiamo.

P.S. Piccola postilla… lo abbiamo spesso criticato, condannato, abiurato, per pensieri, atteggiamenti e comportamenti, ma stavolta facciamo un plauso alla “sincerità” di Mario Balotelli. Succede al tempo del Coronavirus, ma sopratutto al tempo dei social: Damiano, detto “Er Faina”, si collega via instagram con Balotelli, ed insieme chiosano sul campionato. Mario se ne esce: “prima di fermare il campionato dovevano far tornare in testa la Juventus”. Così, d’emblèe… Scusate, forse saremo noiosi, ma la storia della foto, dell’esultanza, dei baci sfrenati, delle sceneggiate da “ultimo giorno di scuola”, ci gira ossessivamente nel cervello. Ed a quanto pare, non solo a noi…