Non proprio un digiuno o una dieta ferrea. Ma nemmeno quell’indigestione di punti preventivabile classifica alla mano: ed una cronica difficoltà a far male alle squadre che si chiudono. Se questi sono i mesi peggiori per gli allergici di tutta Italia, la Fiorentina è allergica alle sfide con le ultime della classe fin dall’inizio del campionato. Una sofferenza che ha portato via energie e punti contro quella porzione di squadre con le quali non puoi, in teoria, sbagliare.

Oggi la Viola è attesa da una sfida sulla carta piuttosto agevole contro un’avversaria ormai rassegnata alla B e che sta progettando il futuro. Tutto facile? Macchè. I precedenti sono lì, chiari e preoccupanti, guai a cadere ancora nei recenti errori. La Fiorentina ha giocato 8 delle 10 partite in programma con le ultime cinque della classe (mancano Palermo appunto, e Pescara). Soltanto in una i viola hanno vinto facile. Negli altri sette incontri è successo di tutto.

Il precedente agevole, l’unica sfida dominata, porta alla gara di andata con l’Empoli. Al Castellani finì 4-0 grazie alle doppiette di Ilicic e Bernardeschi in un match senza storia. Il resto del cammino con le ultime della classe assomiglia invece ad un calvario. Partendo proprio dalla sfida di ritorno con gli azzurri, persa in casa per 2-1 fra proteste per le decisioni arbitrali e la disperazione di chi credeva ancora nella Viola in Europa. In alcune circostanze è andata bene. Ma soltanto grazie a quella che una volta si chiamava «zona Cesarini» e che per buona parte di questo campionato è diventata «zampata viola». Quelle che hanno permesso di vincere a Pescara al 94’ con un cross sbagliato di Tello infilatosi all’angolo. A Crotone (’91) con la perla di Kalinic. E con il Palermo nella sfida del Franchi grazie al bel colpo di testa di Babacar. Minuto? Il 93°. Tre pareggi incolori trasformati in successi preziosi grazie anche alla caparbietà viola: ma che hanno però appena mascherato le difficoltà congenite della squadra di Paulo Sousa.

 

La Gazzetta dello Sport