Gazzetta su Mina: “La Fiorentina lo aveva messo in un angolo, Ranieri gli ha cambiato la carriera”
"Si allenava e prendeva lo stipendio a Firenze ma non scendeva mai in campo"
Stefano Agresti, giornalista de La Gazzetta dello Sport, ha commentato il caso Yerry Mina dopo Cagliari-Juventus, soffermandosi sul carattere e sull'atteggiamento in campo dell'ex difensore della Fiorentina.
Tutto è iniziato quando Claudio Ranieri lo ha chiamato per portarlo al Cagliari, in un momento in cui Mina, pur essendo sotto contratto con la Fiorentina, trovava pochissimo spazio. «Yerry, vieni con me, dobbiamo salvare il Cagliari», gli disse l'allenatore, dando inizio a una nuova fase della sua carriera. Dopo aver sfiorato i vertici del calcio europeo con il Barcellona, il colombiano ha costruito la propria identità sulla grinta, sulla combattività e sull'aggressività, caratteristiche che spesso si accompagnano anche a provocazioni nei confronti degli avversari.
Dopo la sfida contro la Juventus, anche Luciano Spalletti ha espresso il proprio disappunto: «Ci ha preso in giro». Mina ha risposto con tranquillità: «Questo è il mio calcio. Mister, ti voglio bene».Come sottolinea Agresti, il difensore appartiene a quella categoria di calciatori capaci di risultare insopportabili per avversari, allenatori e tifosi rivali, ma allo stesso tempo amatissimi da chi li sostiene. Non soltanto per le provocazioni, ma soprattutto per il contributo che riescono a dare alla squadra: Mina lotta, trascina i compagni, si batte su ogni pallone e contribuisce a creare un forte spirito di gruppo.È vero, a volte può eccedere e risultare fastidioso, ma il suo modo di interpretare il calcio lo rende un elemento prezioso. Il giudizio finale di Agresti è emblematico: «In una nostra squadra, però, un Yerry lo vorremmo sempre». E sulla sua presunta cattiveria, conclude con una provocazione: «A guardarlo in faccia, tutto sembra tranne che cattivo».