Prendiamo a prestito una frase di un amico giornalista, che ho l’onore di affiancare in tribuna stampa: “La Fiorentina contro il Milan? Volutamente cauta”. Eh già, come non pensarci prima? E dire che noi avevamo pensato che la Fiorentina di Pioli fosse stata “volutamente rinunciataria”. Cioè, che fosse andata lì solo e soltanto per pareggiare. Solo così si spiega Mirallas messo primo difensore su Suso. Solo così si spiega (ancora una volta) Veretout vertice basso. Solo così si spiega (per l’ennesima volta) Milenkovic terzino, a formare una difesa a tre che non spinge e difende con difficoltà. Solo così, infine, si spiega la rinuncia a Gerson, con Edimilson dirottato a sinistra per contrastare Suso. Risultato? Impoverire il centrocampo e sguarnire la catena mancina. Insomma, avrete capito che Milan-Fiorentina è difficilmente commentabile, ancor più difficilmente giustificabile: per atteggiamento, per mentalità, per velocità di manovra (inesistente), per disposizione in campo. Si salvano il portiere Lafont, la coppia centrale Pezzella-Vitor Hugo, il gol di Chiesa, e la gestione degli ultimi 20 minuti. Quelli dopo il gol. Dopo di che, stendiamo un velo. Non pietoso, ma quasi. Questo però lo hanno scritto tutti, quindi andiamo avanti e cerchiamo soluzioni… a quest’immenso vuoto che c’è.

PIOLI PER LA DIFESA, MISTER X… PER L’ATTACCO: l’idea è balzana, lo ammettiamo. Quantomeno troppo futuribile. E poi sarebbe la prima volta che verrebbe adottata nel campionato italiano. Però, visto che Pioli è così bravo ad organizzare la fase difensiva (e altrettanto carente in quella offensiva) perchè non pensare al doppio allenatore? Come nel football americano. Ma ci pensate che trovata? Stefano Pioli che allena Lafont, Milenkovic, Pezzella e Vitor Hugo (mettiamoci anche Ceccherini, Laurini ed Hancko) che li accudisce, li assiste, li consiglia come un buon padre di famiglia. Ed un novello Zeman che dal centrocampo in sù pone e dispone i calciatori per attaccare, dettare il passaggio, aggredire lo spazio e tirare in porta? Una sorta di Milan di Capello (impenetrabile in difesa) ed un Foggia di Zeman (irresistibile in attacco). Ovviamente la nostra è una provocazione, che focalizza l’attenzione sulla disparità di efficacia tra i due reparti. Però, vista la Fiorentina di San Siro, un pensierino ce lo faremmo…

PEZZELLA-VITOR HUGO COME FERRANTE-BRIZI: la prestazione dei due centrali viola in quel di San Siro (semplicemente sontuosa, maestosa…) ci ha fatto sorgere un dubbio: Pezzella-Vitor Hugo sono la coppia di centrali più forte della storia viola? Forse si, forse no. D’acchito ci sono venuti in mente Ugo Ferrante e Pino Brizi, libero e stopper della Fiorentina campione d’Italia ’68-’69. Ferrante fortissimo di testa (come Vitor Hugo), Brizi pulito, tecnico, tempestivo, come German Pezzella. Dopo di loro Galbiati-Vierchowod, vice-campioni nel 1982 e Pin-Passarella, centrali della più bella Fiorentina degli ultimi 30 anni, (tralasciamo la coppia del primo scudetto, Chiappella-Segato, tempi andati dove i ruoli erano troppo diversi). Quindi Padalino-Amoruso, vincitori di due trofei, oppure Padalino-Repka, campioni d’inverno 98-99 e protagonisti anche in Champions League. Fino a Gonzalo Rodriguez-Savic e Dainelli-Gamberini, forse un passo indietro rispetto agli altri. Insomma, il dibattito è aperto. Certo il Pezzella ed il Vitor Hugo di Milano, hanno riempito gli occhi ed i cuori dei tifosi viola.

A TRE PUNTI DALLA CHAMPIONS: lo abbiamo detto più volte, questa Fiorentina non è da scudetto. E non è neppure da Champions League. Certo non è da parte destra della classifica, tantomeno da lotta per la retrocessione (come qualcuno vorrebbe far credere). La classifica parla chiaro, a due partite dalla fine del girone d’andata i viola sono a soli tre punti dal quarto posto (occupato dalla Lazio), ultimo utile per la qualificazione Champions. E’ un campionato alla meno, Milan e Roma stanno fallendo, la Lazio è lì… a tre punti. Siamo altresì convinti che la Fiorentina sia nettamente superiore al rendimento (ed alla classifica) fino ad ora offerti: tre nazionali italiani, due argentini, un croato vice-campione del mondo, un nazionale belga, uno serbo, due francesi in rampa di lancio (Francia, fresca campione del mondo) non si hanno tutti i giorni. E allora basta crederci, basta scendere in campo convinti dei propri mezzi. Senza paura e difensivismi di sorta. A cominciare dall’allenatore, o forse dai due… allenatori. E ricordate: l’unione fa la forza, anche per l’Europa che conta.