Ferrara: "Vanoli ha sottovalutato i difetti di questa squadra, ma la colpa è anche della società"
Il giornalista è tornato sulle parole di Vanoli prima di approdare in viola
Nel corso del suo intervento pomeridiano ai microfoni del Pentasport per La Nazione, il giornalista Benedetto Ferrara ha analizzato senza filtri la situazione attuale della Fiorentina:
«Cosa mi attendo dalla sfida contro il Sassuolo? Spero di vedere in campo una formazione capace di mostrare coraggio, coesione e continuità di rendimento, evitando che i soliti spunti positivi dei primi dieci minuti svaniscano lasciandoci in balia degli avversari. Oggi assistiamo a un'alternanza tra sprazzi incoraggianti e lunghi passaggi a vuoto dettati dalla paura. È un gruppo ancora incompleto e in fase di costruzione, un po' come il suo stadio. Una squadra enigmatica, i cui unici tratti stabili sono le incertezze. Dall'altra parte il Sassuolo attraversa una crisi analoga alla nostra e condivide le stesse difficoltà: nell'ultima uscita ha incassato sei reti, seppure in inferiorità numerica, il che dimostra quanto concedano in fase difensiva. La Fiorentina dovrà assolutamente sfruttare queste crepe per pungere e trovare la via del gol.»
L'analisi su Vanoli e le responsabilità della dirigenza
Ferrara è poi tornato sulle dichiarazioni rilasciate dal tecnico a inizio campionato:
«Probabilmente Vanoli ha peccato di presunzione, sottovalutando le criticità di questo organico — un limite che, a modo suo e pur con le dovute differenze, riscontra anche Grosso. Quando imposti l'assetto con un tridente offensivo, sul piano tattico hai bisogno di una mediana solida che sappia fare legna e fare filtro, e credo che il mister non abbia calcolato bene questo aspetto. Ritengo che le colpe di questo avvio di stagione al di sotto delle aspettative vadano divise equamente tra lo staff tecnico e la società. Non vuole essere una critica feroce: anche i dirigenti possono commettere passi falsi, è umano, peccato solo che ultimamente gli errori si stiano accumulando un po' troppo.»
La fragilità della retroguardia e la mancanza di cattiveria agonistica
Un passaggio è stato dedicato anche al pacchetto arretrato:
«È logico che, in presenza di un reparto centrale sprovvisto di veri recuperatori di palloni, la difesa finisca per pagare dazio; ciononostante, la nostra retroguardia continua a faticare in modo eccessivo. Al di là dei singoli svarioni dei difensori, l'intera squadra accusa la totale assenza di interdizione in mezzo al campo. A ciò si unisce una carenza di sano agonismo: si nota troppa superficialità, un atteggiamento leggero che finisce per regalare spazi enormi agli avversari.»
I bicchieri mezzo pieni: le note liete
In chiusura, il giornalista ha cercato di evidenziare gli elementi positivi emersi finora:
«Qualche segnale confortante, in realtà, si è visto. Oulai ha dimostrato di avere una cilindrata nettamente superiore, correndo il doppio rispetto a Fagioli e il triplo di Ndour; è un ragazzo su cui vale la pena puntare, indipendentemente dal costo del cartellino, perché sul campo mostra dinamismo e va sempre deciso sul diretto avversario. Inoltre, schierato sulla corsia mancina contro l'Atalanta, Joao Mario ha garantito una stabilità superiore rispetto a Valdepenas – un profilo che apprezzo, ma che necessita ancora di tempo per maturare. L'esperienza del portoghese, impreziosita dalla rete siglata, ha confermato la bontà della mossa di Vanoli.»