“Dai, dai che manca poco. Siamo agli sgoccioli, per fortuna. Tutti piano piano si allontanano in questo deserto emozionale. Arriva la Lazio 2, quella che mercoledì prossimo si giocherà la Coppa Italia con la Juventus. La conferenza stampa di Paulo Sousa è esaltante come una coda al Brennero il primo di agosto. Con la differenza che qui traffico zero, non c’è quasi nessuno. Lui parla sei minuti netti e se la leva alla grande. Un anno di gelo e di frasi fatte sta per finire. Quando un arbitro fischierà la fine dell’ultima partita, Firenze si lascerà andare a un fragoroso sospiro di sollievo. Cose da ricordare: la vittoria sulla Juve e il lancio di Federico Chiesa. Cose da dimenticare il prima possibile: l’umiliazione coi tedeschi al Franchi in Coppa e la gestione folle da parte di tutti di una stagione senza alcun senso. Soldi spesi (male), un brindisi per la plusvalenza Alonso, le formazioni surreali del tecnico creativo, un divorzio consensuale tacito iniziato un anno fa. E questa lunghissima coda di calcio senza passione che ha spinto tanti abbonati ad abbandonare lo stadio e altri a contestare. Una situazione antipatica, soprattutto perché tutti si concentrano su un coro o uno striscione ma non tengono conto del distacco che si sta generando. Anche se Firenze non aspetta altro che una nuova partenza, nuovi stimoli, quelli che né il portoghese, né i dirigenti che contano (la C2, Cognigni e Corvino) hanno saputo dare alla squadra e tanto meno alla piazza”.

Così scrive Benedetto Ferrara nell’edizione odierna di Repubblica

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