Mi intrigano le storie che abitano sul confine. Perché il confine è il limite tra il format e la vita vera. Oltrepassarlo è ciò che noi chiamiamo fuga. Può essere definitiva, o momentanea. Vera, comunque. E così mi si accende il cuore quando ascolto piccole storie, ben consapevole del fatto che molte di loro figlie di privilegi, ma anche di scelte personali non banali. Come quella di Per Kroldup, ex difensore della Fiorentina, quello del gol all’Allianz Arena in quella notte in cui Ovrebo e il suo guardalinee decisero di fare il loro lavoretto per il Bayern. Altri tempi, vero. Comunque il biondo danese mi ha raccontato del suo mese trascorso nei boschi, tra Liguria, Lunigiana e Apuane. Uno zaino, molta solitudine. E silenzio. Una roba un po’ into the wild, anche se tutto è relativo e mi viene da pensare che per un giovane e ricco ragazzo danese trovare il silenzio e la solitudine sia quasi un gioco da ragazzi. Ma questo non mi interessa.

Mi affascina la decisione. In fondo anche io e molti di voi avranno avuto esperienze simili, perché incontrare un’altra parte di sé impone un po’ di dolcissima fatica. Ho raccontato a Kroldup che Nakata, una volta smesso di giocare, fece una cosa simile. Lui che era uno sempre vestito all’ultima moda e appassionato di cucina gourmet, chiusa la carriera si comprò uno zaino e fece il giro del mondo come uno qualunque. L’idea che un calciatore milionario decida di uscire dal guscio e di dare un occhio al mondo reale mi intriga. Chi cerca la solitudine, chi il silenzio, chi il casino della vita vera. Certo, magari con la Visa gold nel portafogli. Chissà. Comunque sempre fuga è. Poi ci sono altre storie, più ruvide, più affascinanti.

kolloCome quella di Casarsa, ex viola della mia adolescenza (era quello che batteva i rigori da fermo) che si è comprato un camper ed è sparito nel nulla. Guerini mi raccontò di averlo incontrato a Catania. Viveva solo, nel camper. Scelta di vita. Fuga anche quella. Mai come la scomparsa dai radar di un grande difensore come Tomas Repka, che un giorno ha mollato tutto ed è sparito chissà dove. Lubos Kubik ritirò la sua maglia alla festa dei 90 anni e la consegnò alla sorella, che non aveva notizie di Tomas da un sacco di tempo.

Mi ha sempre affascinato il dopo. Di calciatori, rocker spariti di scena, persone che hanno avuto successo e poi hanno cambiato strada.

Questo è ciò che rende umano un mondo che per definizione corre in parallelo alla cose normali della vita. Storie che esaltano la fantasia. Storie che a un irrequieto come me fanno bene al cuore.

Tutto corre ben oltre le polemiche quotidiane sul nulla. Sabbie mobili, da cui fuggire.

Baci, vostro b. (into the wild, appena può)

Benedetto Ferrara per la rubrica di Repubblica “Rock e Gol”

 

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