Autofinanziamento, tifosi nervosi, contestazione, cessioni eccellenti. No, non è la Fiorentina, è la Lazio di Lotito, Tare e Inzaghi, quella che, con una partita da recuperare, ha undici punti più di Cognigni, Corvino e Pioli. Certo, nei momenti di penombra l’erba del vicino sembra sempre più verde. E Lotito non è il massimo della vita, solo che era l’esempio negativo caro ai fans del progettone e veniva usato in frasi del tipo «Allora vi meritate Lotito». Beh, in questo momento quelle minacce fanno quasi ridere.

Tifosi delusi, stadio semi-vuoto, le solite contestazioni e il presidente che va avanti per la sua strada, cosciente del fatto che fare i permalosi porta a poco, mentre sono solo i risultati a cambiare l’umore della gente, non certo le minacce. La Lazio è quinta in classifica con un bilancio di mercato pari a 30 milioni. Tare è bravo, tostissimo. Via Keita, via Biglia e Hoedt e acquisti mirati. Come i cinque milioni spesi per Leiva o il vecchio Nanì, arrivato per dare una mano grazie alla preziosa collaborazione con Jorge Mendes, lo stesso che a Firenze ha portato Gil Dias. Ciò che salta agli occhi è la motivazione, appunto, che se non altro può insegnare qualcosa, soprattutto il significato della presenza della proprietà, della capacità di trovare giocatori utili alla causa, di avere motivazioni forti e obiettivi definiti.

Fonte: La Repubblica

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