Stadio Grande Torino, sabato 27 ottobre 2018, in campo si affrrontano Torino e Fiorentina per la decima giornata di campionato. Sul risultato di 1-1, il granata Rincon al 24′ del primo tempo fa un’entrata da killer su Federico Chiesa. Solo ammonito. E all’improvviso mi appare lo stadio di Arezzo dove il 4 marzo 1990, per la 27° di campionato, la Fiorentina di Bruno Giorgi affrontò la Cremonese di Tarcisio Burgnich. Cremonese che, per inciso, terminò il campionato al penultimo posto con soli 23 punti. Perchè direte voi, a distanza di 28 anni, con un altro calcio, altri interpreti, uno ripensa ad un anonimo Fiorentina-Cremonese, per di più finita 0-0? Non siamo impazziti, ve lo diciamo subito.

Era la Fiorentina dei Pontello che, tre giorni dopo, avrebbe incontrato l’Auxerre per i quarti di finale di coppa Uefa. Era la Fiorentina che dipendeva esclusivamente da due calciatori: Carlos Bledorn Verri, in arte “Dunga”, e Robertino Baggio da Caldogno. Avemmo la ventura di assistere all’ultimo allenamento della squadra prima della partita, il 3 marzo 1990, agli allora “campini” dove Baggio (con tanto di fasciature e parastinchi) si proteggeva dall’usura di una stagione intensa e logorante. A fine allenamento, un improvvido ragazzo della Primavera, tirò un calcio a Baggio che rimase a terra dolorante. Apriti cielo, spalancati terra: la gente aggrappata alla rete, se avesse potuto avrebbe sbranato quel ragazzo, che (incauto, temerario, kamikaze) aveva osato “picchiare” il divin codino. Aveva osato mettere a repentaglio l’unica speranza di salvezza per il popolo viola. Il giorno dopo si replica: ad Arezzo, Roby fa il diavolo a quattro, prova in tutti i modi a far vincere la viola, di contro viene impunemente picchiato da tal Ettore Ferraroni, mediano grigiorosso, che non risparmiò interventi sulle caviglie al limite dell’espulsione. Che il prode Amendolia di Messina si guardò bene dal comminare. Quelle caviglie doloranti, fasciate, che sorreggevano l’immenso fuoriclasse, fatte oggetto di violenze, angherie, da parte di un carneade qualsiasi. Insomma, la paura fu tanta, ogni volta che Baggio cadeva a terra il fiato dei tifosi si fermava, le speranze di salvezza (ma anche di vittoria europea) diminuivano, si frantumavano, per alcuni addirittura scomparivano…

Ecco, al Grande Torino, durante Torino-Fiorentina, abbiamo avuto la stessa sensazione. 28 anni dopo. Ci siamo chiesti: e se Federico Chiesa si fa male? Se Federico Chiesa si infortuna? Sta fuori uno, due, tre mesi? Che facciamo, chiudiamo baracca e burattini? Perchè oggi, volente o nolente, la Fiorentina di Pioli è Federico Chiesa. Punto. Se non gioca lui, non gioca la squadra. Se non tenta lui qualche sortita offensiva, la Fiorentina non esiste. La Fiorentina attende, osserva. E subisce. Sta lì, forte di una difesa granitica, a protezione dello 0-0. Speranza di vincere, nessuna. Speranza di divertire la gente, nessuna. Speranza di appassionare i tifosi, gli abbonati… nessuna. Roberto Baggio e Federico Chiesa come due panda, specie in via di estinzione, assolutamente da preservare. Pena il fallimento, la retrocessione. E allora, viste le precedenti esperienze, e fedeli al motto “Historia magistra vitae”, non vorremmo che anche alla fine dell’anno le storie di Roberto Baggio e Federico Chiesa si sovrappongano. Diventassero simili. Proprio come successe 28 anni fa. A buon intenditor…

Stefano Borgi