Di Livio: "La notizia del fallimento fu un trauma, ma dovevo aiutare la Fiorentina a risalire"
L'ex giocatore ha ricordato il fallimento in C2
Dal baratro del fallimento al riscatto sul campo, Angelo Di Livio ha rappresentato il vero ponte tra la Fiorentina dell'era Cecchi Gori — travolta e condannata da una gestione finanziaria scellerata — e quella targata Della Valle, costretta a ricominciare quasi da zero in Serie C2.
“Il fallimento? Un vero shock”, ricorda Di Livio ai microfoni de La Nazione. “Quando la notizia ci travolse eravamo in ritiro, intenti a preparare il campionato di Serie B dopo l'amarezza della retrocessione. Cecchi Gori continuava a rassicurarci, ripetendo che tutto si sarebbe sistemato. Ma alla ventesima rassicurazione capimmo che per noi non c'era più nulla da fare”.
Il nuovo inizio “Tutti gli altri calciatori sbaraccarono. Io decisi di fermarmi qualche giorno a Firenze con la mia famiglia per riflettere sul da farsi. Poi presi il telefono, chiamai Giovanni Galli e fui chiaro: «Se vi va, io ci sono. Rimango qui». Lui girò subito la chiamata a Della Valle, che accolse la mia decisione con enorme entusiasmo”.
L'impatto di Riganò Quella stagione segnò anche l'approdo in viola di Christian Riganò: “A prima vista non mi sembrava affatto un atleta piazzato... e invece si rivelò un attaccante devastante. Insieme a lui e a Ripa presi in mano le redini dello spogliatoio per trascinare la squadra verso la rinascita”.