Criscitiello distrugge Mancini: "Non dovrebbe nemmeno più entrare a Coverciano, ha tradito un paese intero"
Il direttore di Sportitalia ha criticato la scelta del CT
Non si placano le reazioni accese di fronte all'ipotesi di un ritorno di Roberto Mancini alla guida della Nazionale italiana. Al centro del dibattito non ci sono le competenze tecniche dell'allenatore, bensì il modo in cui tre anni fa maturò il suo addio verso l'Arabia Saudita. Tra le voci più critiche si leva una durissima presa di posizione che mette in discussione l'opportunità etica di un suo rientro a Coverciano, ponendo l'accento sul rispetto dei valori che la maglia azzurra dovrebbe rappresentare per un'intera nazione da parte di Michele Criscitiello: ""Mancini non dovrebbe più rimettere piede a Coverciano. Non si tratta di invocare una condanna a vita dal mondo del calcio, ci mancherebbe. Un conto è guidare club di primo piano come Milan, Inter, Juventus, Napoli, Roma o Lazio. Un altro conto è rappresentare l'Italia, un ruolo che richiede il rispetto di determinati principi.
Quando ha scelto di accettare l'offerta da 50-60 milioni in Arabia Saudita, Roberto ha fatto i propri interessi e non lo si colpevolizza per questo — senza fare i falsi moralisti, chiunque lo avrebbe seguito. La questione è un'altra: può andare ad allenare ovunque — che sia l'Inter, il Milan, la Lazio, il Manchester City o il Real Madrid — ma non può ritornare sulla panchina della Nazionale. Non dopo le modalità con cui se n'è andato tre anni fa; non sarebbe coerente vederlo cantare di nuovo l'Inno di Mameli dopo quella fuga.
Sulle panchine dei club può vincere la Champions League ed è giusto che continui la sua carriera, perché le squalifiche morali a vita non esistono. C'è però un unico ruolo che avrebbe dovuto essergli precluso: quello che ha voltato le spalle, la panchina che appartiene al Paese, al popolo e alla maglia azzurra. Malagò avrebbe potuto affidare quell'incarico a chiunque altro, persino a un profilo meno esperto come Pirlo — nonostante la sua controversa sponsorizzazione per un marchio di scommesse russo. In questo contesto, persino un tecnico con meno esperienza sarebbe stato preferibile a Mancini. Non per una valutazione sul valore dell'allenatore, ma per una questione di rispetto verso l'Italia dopo quanto accaduto tre anni fa."