Crescita boom di due grandi marchi dei Della Valle negli ultimi mesi. Così Diego e Andrea stanno riconquistando il mercato

I Della Valle fanno registrare un'importante crescita commerciale di due grandi marchi di cui sono proprietari

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Andrea Della Valle;Diego Della Valle

Questo è quello che scrive il Sole 24 ore oggi sui Della Valle e sulla loro grande crescita economica:

“Non vogliono dare l’impressione di darsi troppa importanza, ma neppure desiderano banalizzare il loro lavoro. Non credono, giustamente, che la moda possa salvare il mondo. Però che possa fare una differenza nella vita delle persone, questo sì. Sicuramente gli stilisti Tommaso Aquilano e Roberto Rimondi hanno fatto la differenza per Fay, il marchio del gruppo Tod’s di cui sono direttori creativi da cinque anni. Nel 2016 la performance di Fay, marchio dei fratelli proprietari della Fiorentina, è stata la migliore tra i marchi storici del gruppo guidato da Diego Della Valle: il fatturato è aumentato del 5,3% a 62,6 milioni, con un’accelerazione nel quarto trimestre che fa ben sperare per il 2017. Ha fatto meglio (di poco) Roger Vivier, che ha chiuso il 2016 con una crescita del 5,6%, con però un altro posizionamento, l’altissimo di gamma e una storia e un Dna (francese) molto diversi.

Diego e il fratello Andrea Della Valle, che segue da vicino sia Fay sia Hogan, hanno dato ai due stilisti un obiettivo molto chiaro, ma senza pretendere che venisse raggiunto in un anno o, peggio, in una stagione. «Fay aveva bisogno di tornare nel radar di tutti quelli che seguono la moda e in particolare delle donne, incuriosendo, sorprendendo, con nuovi colori, tessuti, fit – aggiungono Roberto e Tommaso –. L’idea non era quella di trasformare Fay in un marchio di tendenza, tradendo il suo Dna. Sarebbe stato un errore clamoroso, la storia di un brand è un patrimonio che va sempre valorizzato. Volevamo invece partire da capi storici come la Field jacket da uomo e il capospalla da donna Virginia, rendendoli più contemporanei e a ogni stagione un po’ diversi. Secondo Italo Calvino “un classico non ha mai finito di dire quel che ha da dire”. Parlava di libri, certo, ma forse vale pure per alcuni, fortunati, capi di abbigliamento

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