Ambiziosi ma non vincenti, parola di Stefano Pioli. È un problema di investimenti, ovvio, ma messa così è una spiegazione troppo generica.

La domanda è: cosa serve per essere vincenti, oltre a un monte ingaggi superiore e giocatori di qualità?

La risposta si chiama: mentalità, quella di chi si allena per vincere, gioca per vincere, vive per vincere. Siccome un po’ di sano realismo non deve mai mancare, è giusto specificare che non ci riferiamo a improbabili scudetti nell’immediato, anche perché quando la Fiorentina si è trovata clamorosamente in testa alla classifica c’è chi si è subito affrettato a nascondere il portafogli. Ma che ci si riferisca a una Coppa Italia (una finale recente) o a una Coppa Europea (due semifinali in pochi anni), la mentalità vincente la devi aver costruita nel tempo e fatta tua.

Un marchio di fabbrica della società a cui tutti si devono adeguare. E la premessa è questa: nello spogliatoio della Fiorentina nessuno ha ancora vinto niente, se si escludono trofei giovanili, il più prezioso dei quali è il mondiale Under 20 (non poca cosa) conquistato da Jordan Veretout con la sua Francia. È chiaro che sia così, vista la linea verde seguita dalla società.

Ma poi? Perché un dubbio diventa inevitabile. Se hai un progetto giovani e poi sei costretto a vendere quelli forti per finanziare il mercato, quando crescerai? La risposta c’è, ed è abbastanza logica: il segreto è di avere la forza per tenere quelli davvero bravi almeno tre o quattro anni per fare in modo che crescano abbastanza per far diventare la squadra vincente. E questo deve essere il primo obiettivo. Non facile, ma fondamentale se si vuole davvero surfare sull’onda della gioventù. Poi è chiaro: sarà l’allenatore a dire chi è sacrificabile e chi no volendo fare un salto in avanti per far diventare questa nidiata di bravi ragazzi entusiasti qualcosa di più.

Ma c’è un altro piccolo segreto per provare a far salire di qualche gradino la maturità di un gruppo che mette insieme fame, ambizione e inevitabile ingenuità. E per decodificare questo segreto basta ricordarci cosa fece il vecchio Trap, uno che di men-talità vincente se ne intende, e quando arrivò a Firenze vide bene di chiamare Torricelli e di aggiungere Di Livio. Perché, al di là di tutto, avere nel gruppo giocatori che sanno cosa vuol dire lottare per vincere diventa fondamentale.

Così come è importante avere nello spogliatoio qualcuno più maturo e con più esperienza. Va detto che come allenatore anche Pioli fino ad oggi non ha raccolto trofei e scudetti. Anche per lui l’idea di conquistarsi un frammento di gloria è un motivazione fortissima. E dipende anche della società.

Benedetto Ferrara, La Repubblica